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La moneta forte non giova a chi investe in Borsa

Di certo non può trarre nessun vantaggio dall'euro forte». A sgombrare il campo da ogni illusione è il responsabile per il mercato azionario italiano del Credit Suisse Private Banking Maurizio Rossi. «Se l'euro si rafforza sul dollaro a beneficiarne sono i consumatori che possono comprare i prodotti made in Usa a prezzi più bassi. Ma per chi investe non c'è da stare allegri».
Euro alle stelle e mercati europei in ribasso. Come muoversi su questo terreno minato?
«È molto difficile per i risparmiatori approfittare dell'euro forte perchè storicamente quando la valuta europea sale sul dollaro i mercati azionari europei non vanno bene. Nell'ultimi due mesi il dollaro stava scendendo e i mercati salivano ma questa è un'anomalia. In questa situazione meglio orientarsi su titoli domestici, come i telefonici o società elettriche come l'Enel, oppure comprare titoli di Stato o qualche obbligazione di società telefoniche.
L'euro forte in questo caso non riflette una situazione economica buona e quindi è difficile approfittarne. I risparmiatori devono essere molto prudenti e difendersi. Cioè devono accontentarsi di scarsi guadagni. Noi investiamo in obbligazioni a breve termine a basso rischio e rendimento un po' superiore ai titoli di Stato come Olivetti, Telecom, France Telecom e Deutsche Telekom. Bisogna evitare di investire in società esposte con gli Stati Uniti. Meglio orientarsi su gruppi che hanno il loro raggio d'azione in Europa e non risentono dell'effetto cambio in attesa che lo scenario economico mondiale si chiarisca».
Questo vuol dire che per chi investe è preferibile una situazione di dollaro forte?
«Esattamente. Per i risparmiatori è meglio l'euro debole. Sono quindi sconsigliati gli investimenti in valuta; si rischiano di avere delle perdite.
Quanto pesa la prospettiva di un ripresa per la fine dell'anno e inizio 2004?
«Diciamo che è una scommessa al buio. La ripresa a fine anno è una speranza più che essere supportata da fatti concreti. È vero che numerosi istituti internazionali prospettano la ripresa per la fine dell'anno ma avevano fatto la stessa previsione nel 2001 e nel 2002. Insomma sono di solito molto ottimisti e i mercati vogliono qualcosa di più che stime generiche».
L.D.P.

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