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Il viceministro Urso: «Ecco il nostro pacchetto per le aziende che parteciperanno alla ricostruzione»

Intervista - Il titolare del Commercio Estero: «Gli americani ci vedono di buon occhio e avremo molto spazio. Nuovi fondi» Oltre duecento imprese pronte per l'Iraq

Adolfo Urso, viceministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero, riunirà oggi di nuovo (è la terza) la task force interministeriale che fornisce assistenza alle aziende italiane che puntano a lavorare per la ricostruzione nell'ex Paese di Baghdad.
Duecento imprese? Quali sono i nomi?
«No, niente nomi. Per rispetto delle aziende e delle associazione di categoria non facciamo nomi».
Ministro, che opportunità ci sono per il nostro Paese?
«Direi buone, molto buone. La ricostruzione sarà una grande operazione che durerà almeno cinque anni e si stima che costerà circa 100 miliardi di euro. Dopo si aprirà la fase dello sviluppo che potrebbe consentire alle imprese di restare nell'area in maniera stabile».
Che cosa deciderà la task force?
«Dunque, anzitutto distinguiamo. Le task force sono due. Una gestita dal ministero degli Esteri, di cui pure facciamo parte, che coordina tutte le iniziative. Su iniziativa del ministro Marzano, invece, ne abbiamo costituita una nuova che si occupa solo di assistenza alle imprese. Ovviamente lavoriamo assieme».
Un'azienda che intende partecipare alla ricostruzione, che osa deve fare? Chiama il ministero delle Attività Produttive?
«Assolutamente no, deve chiamare l'Ice e la Confindustria alle quali è delegata tutta la procedura per partecipare alle gare d'appalto. Il ministero non può e non deve svolgere questo ruolo. Per la nostra parte abbiamo predisposto un pacchetto che per le imprese».
Un pacchetto? E di cosa si tratta?
«L'Ice si occupa come detto di aiutare le imprese fornendo assistenza tecnica e mettendo in contatto le aziende con i general contractor americani per ottenere i subappalti. La Sace ha aumentato i livelli assicurativi per l'area, mentre la Simest ha inserito l'Iraq tra i Paesi finanziabili con in fondi Meda, quelli per il Mediterraneo. La legge 212, quella per l'assistenza tecnica alle imprese, è stata aperta anche all'ex Paese di Saddam. Si tratta di una serie di iniziative come si vede».
Dai ministeri degli Esteri, dall'Ambiente e dei Beni culturali sono già partiti esperti per l'Iraq. E le Attività Produttive?
«Presto, partiremo presto. L'Ice riaprirà al sua sede a Baghdad».
Quando ministro?
«Presto. A giorni un nostro esperto si recherà nella capitale irachena e l'Istituto del Commercio Estero riprenderà le attività appoggiandosi alla nostra sede diplomatica».
Ministro, lei sembra molto ottimista mentre il quadro appare ancora molto incerto. Lei crede che sarà necessario ancora molto tempo per far decollare la ricostruzione?
«Non dobbiamo fare confusione. L'azione in Iraq ha avuto una prima fase alla quale abbiamo partecipato fornendo appoggio politico. Una seconda del soccorso umanitario, nella quale anche siamo presenti. Ora sta per iniziare la terza con la ricostruzione e poi sarà la volta dello sviluppo».
E i tempi?
«I tempi non li possiamo stabilire noi. Certamente dopo che l'Onu avrà tolto l'embargo all'Iraq. E certamente gli americani ci vedono molto di buon occhio».
F. D. O.

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