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Il caro-fisco fa lievitare i costi dell'elettricità

Sull'elettricità oggi pesa infatti una mole di tasse che incide fino al 50% sul costo finale, con il rischio, più che reale, di vanificare gli effetti dell'apertura del mercato e della costruzione di nuove centrali. Il dato emerge da uno studio su «L'alto prezzo dell'elettricità: cause, problemi e prospettive», presentato in un convegno dell'Assoelettrica a Milano. Su ogni kilowattora prodotto attualmente in Italia, rileva lo studio, si paga un'aliquota tra il 5% e l'8%, alla quale si aggiunge un prelievo sui consumi che varia dal 29% per le famiglie al 40% per le industrie medio-piccolo.
Il carico fiscale raggiunge così livelli record, da un minimo del 34% a un massimo del 50%, gravando sul costo dell'elettricità, che è già fra i più alti d'Europa. Nel 2002 il prezzo all'ingrosso, lungo lo Stivale, è stato in media di 58 euro per MWh, più del doppio che in Francia (23,4) , Regno Unito (26,3) e Germania (24,1).
All'invecchiamento del parco centrali si aggiunge il peso delle scelte tecnologiche passate, «che hanno privilegiato fonti costose», come i derivati del petrolio e il gas. Ma proprio dal boom del gas potrebbero arrivare altri «dispiaceri» per il sistema dei costi. Il prezzo del gas in Italia è infatti molto elevato, superando del 19% il prezzo in Germania e del 17% in Spagna.

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