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Bce, con l'euro superstar l'inflazione va giù

Nel 2003 il carovita non scenderà sotto il 2%. Nessun pericolo di deflazione. Ripresa a fine anno

Chi si aspettava che la Banca Centrale Europea operasse ieri la sforbiciata è rimasto deluso, nonostante dell'ipotesi di riduzione si sia ampiamente discusso nel corso del Consiglio direttivo dell' istituto.
La doccia fredda è arrivata dallo stesso presidente della Bce Wim Duisenberg, il quale ha detto che per procedere al taglio dei tassi c'è bisogno di ulteriori informazioni, spiegando che la banca deve ancora appurare come evolveranno il tasso di cambio dell'euro e l'andamento dell'inflazione.
In particolare il costo della vita, a differenza di quanto ritenuto fino a poche settimane fa, non scenderà più sotto il 2% nel corso del 2003.
Il rialzo dell'euro, invece, in sé non preoccupa la Bce in quanto dice che «contribuirà a raffreddare l'inflazione», ma l'Istituto di Francoforte sottolinea che la velocità dell'apprezzamento della moneta unica è «una cosa che osserveremo da vicino nel futuro immediato e remoto». Duisenberg ha spiegato che la competitività internazionale sui prezzi degli esportatori dell'area euro è "vicina alla media storica. Uno sviluppo che ci siamo sempre aspettati e che accogliamo con favore".
Per quanto riguarda le prospettive, il presidente della banca centrale europea, ha comunque rassicurato che "non vi sono rischi di deflazione per l'area euro nel suo complesso" e la ripresa si avvertirà a fine 2003.
Immancabile, infine, il richiamo al "rispetto del patto di stabilità e crescita". "Gli sviluppi del 2002 sul fronte delle politiche di bilancio - ha detto Duisenberg - sono stati in genere non soddisfacenti. In particolare - ha aggiunto - i paesi che negli anni precedenti non hanno raggiunto posizioni solide dei conti pubblici stanno ora lottando per tenere i loro bilanci sotto controllo". Per Duisenberg, "é decisivo sostenere la struttura delle politiche di bilancio con azioni decisive, una forte pressione esercitata dai partner e una costante applicazione delle regole del patto di stabilità e di crescita". I paesi di Eurolandia, ha affermato il presidente della Bce, devono mantenere posizioni di «close to balance» o in surplus. Oppure adottare le misure di consolidamento strutturale richieste. "Questo - ha notato - consente lo spazio necessario per l'operatività degli stabilizzatori automatici". Duisenberg è tornato a chiede la realizzazione delle riforme strutturali, "essenziali per aumentare il potenziale di crescita dell'area euro e sviluppare la capacità di resistere meglio agli shock esterni". Le riforme, che puntano a ridurre le rigidità nel mercato del lavoro e in quello dei beni, "potrebbero rafforzare in modo significativo la capacità di recupero dell'economia a questi shock, sia nell'area dell'euro che nell'intera regione". Ridare slancio alle riforme strutturali significa anche, per il numero uno della Banca centrale europea, favorire la fiducia dei consumatori e degli investitori.

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