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Capitalia, le sofferenze diminuite dell'1%

Alto il costo di fusione con la Bipop-Carire. Fino al 2005 non ci saranno altre aggregazioni

617milioni di euro del 2001 a 4.577 milioni del 2002 e «la stessa tendenza sta proseguendo nel 2003». I risultati negativi del 2003 (il risultato d'esercizio è stato negativo per 287 milioni di euro) «vengono per gran parte da Bipop-Carire». «Il costo dell'operazione di fusione è stato rilevante» ha spiegato Geronzi, che si è tuttavia detto ottimista sul futuro. E sulle strategie Geronzi ha precisato Capitalia non ha in programma «un aumento di perimetro», quindi «fino al 2005», nessuna aggregazione. «E' difficile immaginare - ha sottolineato Geronzi - che nei prossimi due anni ci sarà una modificazione di perimetro dopo l'operazione Bipop-Carire che è stata piuttosto complessa. La banca è ancora concentrata nel portare avanti il piano industriale - ha detto il presidente - che troverà conferma anche nell'approvazione della trimestrale. Un dato importante che darà soddisfazione a investitori e analisti». Per quanto riguarda i prossimi passaggi che la banca ha intenzione di portare avanti, il direttore generale del gruppo Matteo Arpe, ha confermato «il deconsolidamento di Banca della Rete anche per evitare una duplicazione con la rete Bipop-Carire». Sul polo assicurativo vita, infine, il vertice di Via Minghetti ha detto di essere in attesa della definizione degli accordi con De Agostini, nuovo azionista di Toro. Novità sono in arrivo per il prossimo patto di sindacato dove - ha confermato Geronzi- entreranno nuovi soci industriali.
Al momento «i lavori sono ancora in corso e se ne parlerà quando sarà completato», lasciando intendere che i tempi non saranno lunghi. Per quanto concerne la partecipazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, Geronzi ha risposto: «non lo so, noi presenteremo il piano a tutti gli azionisti». Il precedente patto è scaduto il 6 dicembre scorso e riuniva le quote conferite da Abn Amro, Toro e la Fondazione guidata da Emmanuele Emanuele. Geronzi, sollecitato dagli azionisti, ha affrontato anche altri argomenti: Generali, Mediobanca e i rapporti con le società di calcio
L'acquisto di una partecipazione rilevante (3,46%) di Generali è costata al gruppo romano 945 milioni di euro: «Tenuto conto del sua valenza strategica, la partecipazione è stata fatta oggetto di un patto di consultazione con Unicredit e Mps di durata semestrale». Passando poi a Mediobanca Geronzi è convinto «che non stia succedendo nulla nell'azionariato di Mediobanca: non abbiamo venduto noi, lo diremmo. Non escludo che ci sia un ricollocamento» ma per ora non ci sono accordi il tal senso. Infine il calcio: «Capitalia o società del gruppo non sono proprietarie né titolari di pegno della A.S. Roma e del Parma Calcio» e nemmeno detiene diritti di voto in alcuna società del genere. Geronzi ha fatto queste precisazioni commentando le indiscrezioni apparse sulla stampa che danno al gruppo capitolino il controllo di quattro squadre di calcio: Roma, Parma, Lazio e Perugia. «Banca di Roma - ha precisato Geronzi - é detentrice di pegno su quote di minoranza nella Lazio a fronte di operazioni singole e/o capofilate da altro istituto di credito senza diritto di voto. MCC - ha aggiunto è titolare del 6% circa di azioni della Lazio rivenienti dall'ultimo aumento di capitale». Geronzi ha quindi aggiunto che la controllata Banca di Roma è detentrice di un pegno sul 99,5% del pacchetto del Perugia Calcio e del relativo diritto di voto dal 22 maggio 2002.

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