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IL problema delle riforme del pubblico apparato si pone in relazione ai risparmi di spesa del bilancio ...

Il cammino verso la privatizzazione del pubblico impiego ai fini del raggiungimento di un'amministrazione imprenditoriale rientra, ancora, nelle buone intenzioni. La Pubblica Amministrazione, in genere non funziona. Se le cose non funzionano, dipende sempre dagli impiegati? Direi che un primo guasto è stato recentemente fatto nella riorganizzazione dei Ministeri con il D.Lgs 300/99, di attivazione della delega al Governo disposta dall'art. 11 legge 59/97. Alcuni Ministeri (tipo Infrastrutture, Attività Produttive) hanno «incollato» il personale trattato, in termini di incentivazione, con «gradualità» differenti. L'opera più urgente di riforma di questo Governo sta nella revisione della composizione dei nuovi Ministeri e nella corretta identificazione di un federalismo, comunque e sempre solidale.
Le riforme migliori dovrebbero realizzare ad un tempo, il contemperamento dei due interessi: il servizio di qualità a clienti-utenti e lo status del dipendente, quest'ultimo spesso, in fondo alla considerazione del legislatore. I decreti Bassanini stabiliscono la leadership del dirigente. Da tempo si nota che il dirigente di «esperienze interne» viene estraniato, mentre arrivano «per incarichi esterni», quindi «politicizzati», numerosi soggetti (giovani e senza alcun percorso di carriera) con stipendi d'oro. Errore doppio, si demotiva il dirigente che ha fatto il concorso e la carriera, si riduce il personale di area ad essere il collaboratore esecutivo, si accrescono i costi della P.A., non si migliorano i servizi per il pubblico, si crea rancore. Ma questo è un discorso che riguarda la parte politica, non la gestione.
Le Agenzie sono uno strumento giuridico involuto, esse nella realtà giuridica italiana non hanno radicato risultati (a parte il fatto che sono semplici strumenti operativi dei ministeri e non «strumenti» di privatizzazione del pubblico impiego). Esse hanno già fatto il loro tempo, falliscono perché non crescono nell'efficienza, nell'economicità pretese dalla 29/93, ma, soprattutto, non riescono a valorizzare il personale, a conquistarlo, a responsabilizzarlo. Le Agenzie sono ibridi giuridici, e dunque, se non si ha il coraggio di «privatizzare» il pubblico impiego, bisogna, allora, ritornare al vecchio Ministeriale e riprendere «indietro», nel tempo, il percorso della burocrazia centralista e napoleonica che non favorisce il federalismo voluto da Maastricht. Lo scopo della valorizzazione consiste nel coinvolgimento totale del dipendente, nel farlo sentire partecipe di un processo di erogazione, mentre l'incentivazione va mirata a favorire il dipendente premiandolo per il suo lavoro. Tipici strumenti, già ampiamente utilizzati nel settore privato, sono la progressione retributiva e la progressione di carriera. Ci vorrebbe una riforma radicale del sistema retributivo, meno ancorate alle qualifiche e più alle competenze. Per favorire l'imprenditorialità della P.A. avevamo, perciò, su queste colonne scritto della Fondazione d'impresa per i servizi di P.U. Le Agenzie con personalità giuridica pubblica, con modello organizzato e contabile, apparentemente, hanno molta «dipendenza» dall'organico politico (lavorano poco per incarico di terzi e «vivono» quasi unicamente con i fondi statali e dunque non hanno riformato la P.A.).
Per fare vera amministrazione-azienda occorre creare lo spirito di corpo e lo slancio creativo del personale e, quindi, occorre vero marketing interno per il personale, ma i profili strutturali e funzionali («management all'amatriciana») di alcune agenzie, in particolare delle Entrate non favoriscono, allo stato la crescita di un modello efficiente, efficace, economico ed imparziale. In attesa del solito comunicato scritto dallo zelante esecutivo raccoglitore di improprie lamentele affermo che il fatto che certe nozioni come le mie siano opinabili e «politiche» non significa che esse siano stracci da buttar via. La democrazia è dialettica e rispetto.
*Docente Organizzazione delle Aziende
e delle Amminis

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