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Le Generali restano italiane

Galateri sostituisce Cingano. Arriva Pedersoli (Banca Intesa). Fuori Bazoli

Ieri, a Trieste, si è riunita l'assemblea ordinaria del Leone alato, presieduta dall'anziano finanziere francese Antoine Bernheim per l'approvazione del bilancio 2002 per la prima volta, dopo molti anni, in perdita (-754milioni di euro). Ma non è per l'approvazione dei conti che ieri per Generali è stato un giorno importante. E' stato infatti anche rinnovato parzialmente il consiglio di amministrazione con l'ingresso delle banche, che nelle settimane scorse avevano movimentato il mercato rastrellando quote significative della compagnia nel quadro della battaglia di Mediobanca. Dopo che la pace a Piazzetta Cuccia è stata raggiunta, toccava appunto sistemare gli equilibri in Generali. E così è stato.
Bernheim è stato confermato presidente, a lui il compito di gestire la fase di transizione, così come rimangono nel cda Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot come amministratori delegati. Difesa dell'italianità delle Generali, infine, da parte del banchiere francese: «Ho sempre detto che il mantenimento dell'italianità della compagnia è fondamentale. Bisogna salvaguardare il fatto che la maggioranza del capitale resti in mani italiane».
Il consiglio ha inoltre nominato come unico vicepresidente, in sostituzione del dimissionario Francesco Cingano ex presidente di Mediobanca), il numero uno di Mediobanca Gabriele Galateri di Genola, dopo averlo cooptato nello stesso cda. Il consiglio ha poi preso atto delle dimissioni di Fabio Cerchiai, Emilio Dusi, Arturo Romanin Jacura e Carlos Zurita Delgado, e ha cooptato al loro posto Luigi Arturo Bianchi (in quota Mps), Giuseppe Guizzi (Capitalia), Alessandro Ovi (Unicredit). Per Banca Intesa (che ha l'1,9%) e che aveva candidato il proprio presidente Giovanni Bazoli, entra a sorpresa Alessandro Pedersoli. Evidentemente Bazoli sarebbe entrato solo in funzione della presidenza che per ora rimane occupata da Bernheim.
Il board ha infine nominato il comitato esecutivo di cui fanno parte, oltre al presidente, al vicepresidente e agli amministratori delegati, Tito Bastianello, Paolo Biasi, Gerardo Broggini e Piergaetano Marchetti.
Durante l'assemblea sono state ritoccate le quote di partecipazione nel capitale del Leone di Unicredit (che passa al 3,635% dal 3,49%) e di Mediobanca che detiene ora il 13,95% dal 13,7% dell'ultima assemblea. Dalla lettura durante l'assemblea in corso dell'elenco degli azionisti rilevanti risultano stabili le quote di Capitalia (al 3,472%) e Mps (3,107%), di Bankitalia (4,475%) e di Premafin (Fondiaria-Sai) al 2,43%. In lieve calo lpartecipazione di Jp Morgan Chase (2,663% contro il 3,1% dell'assemblea di bilancio dell'anno passato).

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