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Immobili, scontro sulle case della Difesa Venduti solo quelli liberi o occupati in modo irregolare. Sanatoria sulle aree di Stato

Il ministro dell'Economia Tremonti, alla ricerca di nuovi modi per fa cassa, aveva messo gli occhi sugli immobili del ministero della Difesa. E sarebbe stato pronto a venderli, inserendoli nel decreto sulla privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, se il ministro Martino non gli avesse di fare un passo indietro.
Il duro braccio di ferro tra i due ha animato il consiglio dei ministri di ieri con il risultato che alla fine il ministro della Difesa alla fine l'ha spuntata ed è riuscito a evitare la vendita di alcune migliaia di alloggi. Tremonti ha presentato il progetto di vendita dicendo che gli immobili gravano sul bilancio dello Stato e che la loro dismissione avrebbe portato un gettito considerevole. Ma Martino gli ha subito obiettato che «non si può pretendere che un ufficiale che viene destinato ad altra sede sia costretto a cercarsi un alloggio». Risultato: Tremonti è stato costretto a battere la ritirata e il decreto legge è stato cambiato. Si è stabilito quindi che verrebbero messi sul mercato solo quegli alloggi di servizio attualmente non occupati e quelli occupati dai cosidetti sine titulo, cioè da militari e dai loro familiari che non ne hanno diritto.
Il decreto si occupa anche della vendita degli immobili del Demanio e di quelli degli enti previdenziali cartolarizzati con Scip-2. Si tratta di 349 lotti, tutti liberi, appartenenti a Inps, Inpdap, Inail. I lotti, che includono anche immobili residenziali cartolarizzate con Scip-1, sono concentrati a Roma e Milano. La base d'asta e di circa 46 milioni.
L'operazione di dismissione contiene anche altre novità, ad iniziare dal meccanismo delle aste. Rispetto al sistema utilizzato con la prima cartolarizzazione degli immobili pubblici è stata inserita, infatti, una fase ulteriore nel processo di vendita: l'offerta residuale. Si tratta di una sorta di paracadute che dovrebbe assicurare al tesoro maggiori garanzie sulla cessione delle unità immobiliari.
Il meccanismo, che scatta solamente nel caso in cui un immobile non venga acquistato con una offerta segreta, prevede la possibilità di presentare offerte per uno o più immobili, con eventuale assegnazione dell'unità residenziale al prezzo base d'asta. L'intenzione dei tecnici di via xx settembre è quella di rimuovere alcune vischiosità rilevate nel meccanismo di vendita utilizzato con Scip-1 e, in particolare, quella di favorire l'acquisto di immobili residenziali anche da parte di investitori non istituzionali. A breve è prevista la pubblicazione di ulteriori avvisi per nuove tranche di immobili da collocare sul mercato.
Il decreto legge prevede poi la creazione di società per azioni miste, sul modello delle società di trasformazione urbana, con la partecipazione dei comuni e dei privati.
Il decreto prevede anche la sanatoria per chi ha sconfinato su porzioni di aree di proprietà dello Stato. Ma dovrà essere in buona fede e questa possibilità sarà esclusa per le aree del demanio marittimo e per quelle gravate da vincoli di ordine storico-artistico e paesaggistico-ambientale.
Infine il decreto consentirà appunto di disciplinare, senza il ricorso all'autorità giudiziaria, quei casi in cui il privato o un Ente pubblico, sempre in presenza delle necessarie concessioni edilizie, sia appunto sconfinato, ma in buona fede, su porzioni di aree di proprietà dello Stato con limitazione per le zone del demanio marittimo e per quelle soggette a vincoli.
Il decreto legge stabilisce poi la costituzione di una apposita commissione per vigilare sulle operazioni di valorizzazione e dismissione degli immobili dello Stato nelle zone di confine, «zone -si legge nel comunicato della presidenza del Consiglio- nelle quali si è riscontrata una forte concentrazione di beni immobili dello Stato scarsamente o totalmente inutilizzati».

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