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Il governo fa i conti con la crisi

L'economia crescerà dell'1,1% invece del 2,3%. Il deficit sale al 2,3%

Il governo ha dovuto arrendersi alla realtà dei numeri e ritoccare al ribasso le stime della crescita dell'economia. Il rallentamento della congiuntura internazionale si è fatta sentire anche in Italia e in occasione della presentazione della Trimestrale di cassa il ministro Tremonti ha dovuto aggiornare le previsioni per il 2003. Quest'anno la crescita si attesterà all'1,1% così come previsto dal Fondo Monetario Internazionale, invece del 2,3% delle previsioni precedenti. Come conseguenza sale l'indebitamento che passa dall'1,5% indicato nel Programma di Stabilità, al 2,3%. Questo è il quadro più ottimistico. Se la situazione di incertezza internazionale dovesse proseguire il Governo non esclude una crescita ancora più lenta e non superiore allo 0,6%. Dovrebbe però migliorare l'occupazione e anche grazie alla spinta dei condoni dovrebbero crescere le entrate fiscali.
Aggiornato anche il dato del fabbisogno che sale a 42 miliardi di euro contro i 36 miliardi inizialmente previsti. Rallenta, di conseguenza, la riduzione del debito pubblico che dovrebbe chiudere l'anno al 105,9% del pil, contro il 106,7% raggiunto nel 2002 e il 105,0% indicato nel Dpef. Peggiora l'avanzo primario che si colloca al 3,2% rispetto al 3,4% precedente.
L'inflazione desta meno preoccupazione. Non vengono indicate nuove stime rispetto all'1,9% indicato a settembre. Il governo è convinto che la positiva risoluzione del conflitto in Iraq dovrebbe avere immediate ripercussioni sul carovita, che dovrebbe decelerare in corso d'anno anche grazie al rafforzamento dell'euro e alla riduzione del costo del lavoro. L'esecutivo conferma che il Mezzogiorno continuerà a crescere più rapidamente del resto del Paese, attorno all'1,5% contro l'1%.
Per riaddrizzare i conti il governo confida dell'aumento del gettito fiscale grazie soprattutto all'operazione dei condoni che verrebbero a compensare il calo delle entrate dovuto alla riduzione della pressione fiscale per effetto dell'avvio della riforma. Il gettito all'Erario, secondo le stime, dovrebbe aumentare nel 2003 dal 41,6% al 41,8%.
Il Governo prevede che nel 2003 il tasso di disoccupazione scenderà dal 9% del 2002 all'8,9%. Il tasso di occupazione (15-64 anni) è stimato in crescita dal 55,4% al 56%.
Il nuovo quadro tratteggiato dal governo è stato duramente criticato dall'opposizione. Per l'ex ministro Visco «le previsioni continuano ad essere troppo ottimistiche ed è probabile che nella seconda metà dell'anno il governo sia costretto a effettuare interventi correttivi».
Il presidente della Commissione Finanze del Senato Pedrizzi di Alleanza Nazionale ribatte agli «avvoltoi» della sinistra e sottolinea che nonostante la difficile congiuntura internazionale l'Italia «rimane in una posizione migliore rispetto ai pertner europei».

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