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Inflazione, a marzo sale al 2,7%

Per l'Intesa dei Consumatori le cifre non convincono. «Qualcuno dice bugie»


L'indice che misura l'andamento dei prezzi è stato trainato verso l'alto dai capitoli abitazione, acqua, elettricità e combustibili, con +0,5% congiunturale, e da alberghi, ristoranti e pubblici esercizi, con variazione analoga.
Seguono i settori dei trasporti, con +0,4% su mese, alimentari e bevande analcoliche, abbigliamento e calzature, con +0,3%.
Restano invariati comunicazioni, ricreazione e spettacoli, mentre risulta negativa la variazione del capitolo istruzione con -0,1%. Su base tendenziale, l'aumento più consistente è stato registrato dai prezzi del capitolo altri beni e servizi (+4,1%), seguito immediatamente da alberghi e ristoranti (+4%), anche le spese per le abitazioni salgono in modo significativo (+3,7%) e le bevande alcoliche con i tabacchi (+3,6%). I trasporti registrato +3,7% su anno, «dovuto - ha spiegato la responsabile Istat - all'aumento dei prezzi del petrolio e dei combustibili». Il capitolo prodotti alimentari e bevande analcoliche registra un rialzo tendenziale del 2,4%: «Tutti i prodotti sono in aumento - ha specificato - tranne il pesce e i prodotti ittici». Le città che hanno avuto i rialzi più forti dei prezzi sono state Napoli, con +3,5% su anno, e Venezia, con +2,9%.
Immancabile, come avviene da un po' di tempo, la polemica sui dati di marzo che vengono definiti dall'Intesa dei consumatori un «miracolo dell'Istat», che mal si concilia con la crescita dell'Iva del 16,4% nei primi due mesi del 2003.
"Se il gettito dell'Iva è cresciuto di oltre il 16% - ribadiscono le quattro associazioni dell'Intesa (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) in una nota - ciò è la conseguenza esclusiva di un aumento di prezzi e tariffe pagate dai consumatori finali che non ne possono più di subire, oltre al danno dei rincari, la beffa continua di rilevazioni Istat edulcorate e non rappresentative della realtà dei consumi" Secondo le organizzazioni, «l'aumento del gettito Iva non può essere generato, né imputato da una ricostituzione delle scorte, vista la stagnazione del Pil e della produzione industriale che indicatori economici danno in recessione». Per il ministro delle Attività Produttive, Antonio marzano, l'inflazione «è sotto controllo». Il gap con la media europea, ha sottolineato il ministro, dipende dal fatto che «l'Italia è più dipendente dal prezzo del petrolio, che peraltro, rispetto alle previsioni delle scorse settimane, non ha avuto le temute impennate».

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