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Alitalia, Lunardi frena sull'arrivo di Bonomi

Segno tangibile che il pressing della Lega, e in particolare del ministro varesotto Roberto Maroni, da sempre scontento della gestione di Malpensa, era andato a segno. A ventiquattrore di distanza la nomina è meno scontata, da certezza, si è trasformata in ipotesi. A promuovere e poi ridimensionare Bonomi sempre il ministro Pietro Lunardi. Che l'altro ieri dopo il Consiglio dei ministri aveva detto: non ci sono voci discordanti all'interno del Governo sul nome di Giuseppe Bonomi, nuovo presidente della compagnia di bandiera italiana. Ieri, Lunardi è stato costretto ad aggiustare il tiro e chiariarire il senso delle sue dichiarazioni: è vero che non esistono discordanze, ma «non vi è neppure un accordo specifico. C'é sotto un'operazione politica».
Intanto il piano anti criti va avanti. L'amministratore delegato di Alitalia Francesco Mengozzi in una lettera ai dipendenti dice chiaramente: o si tagliano i posti o si ece dal mercato. Non usa certo i mezzi termini l'amministratore delegato per far digerire ai suoi 4 mila 420 assistenti di volo le «misure strutturali». E, nella lettera inviata inviata a steward e hostess, Mengozzi avverte: non illudiamoci che «anche questa volta possa arrivare qualche ciambella di salvataggio da questa o da quella parte».

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