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Alitalia nelle mani della Lega

Obiettivo: potenziare Malpensa a svantaggio dello scalo di Fiumicino

Dopo il trasferimento di Raidue a Milano, ieri il Carroccio ha messo la bandierina anche sull'Alitalia. Con un colpo da maestro la Lega ieri ha fatto passare in consiglio dei ministri la sostituzione del presidente. Cereti viene sostituito con Giuseppe Bonomi, uomo di provata fede leghista. Francesco Mengozzi resta amministratore delegato e viene affiancato in qualità di direttore generale da Marco Zanichelli sostenuto da An.
L'obiettivo del ribaltone è chiaro: rilanciare il ruolo di Malpensa come scalo di riferimento italiano tutto a svantaggio di Fiumicino. E Bonomi è il manager giusto per questa operazione. Bonomi ha infatti ricoperto il suo incarico più prestigioso a livello manageriale dal '97 al '99, proprio alla presidenza della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi Malpensa e Linate, oggi guidata da Giorgio Fossa. Già deputato della Lega Nord, non ha tradito la sua vocazione nordista e dallo scorso anno siede nel consiglio di amministrazione dell'Anas, dove segue proprio le infrastrutture in Lombardia oltre che in Veneto. Ora all'Alitalia è l'uomo giusto al posti giusto per i progetti della Lega.
Il ribaltone non è stato nemmeno un colpo a sorpresa giacchè già nei giorni scorsi il suo nome era stato indicato dalla Lega. La sua candidatura si era rafforzata dopo che il ministro del Welfare Maroni aveva detto senza peli sulla lingua che i vertici della compagnia di bandiera andavano cambiati per recuperare le gravi perdite di bilancio degli ultimi mesi. Ieri il ministro Lunardi ha sottolineato che sul ricambio c'è pieno accordo nella Casa delle Libertà.
Ma la strada del rilancio che Bonomi dovrà affrontare è in salita. Non per niente è stato confermato Mengozzi con l'evidente intento di non rendere troppo traumatico lo strappo del cambiamento. Mengozzi ha annunciato un nuovo piano anticrisi, che si aggiunge a quello che ancora è in corso, e che arriva e meno di un anno da una ricapitalizzazione da 1,4 miliardi di euro. Per superare l'impatto negativo della guerra in Iraq, che ha riportato la compagnia ai livelli post 11 settembre, sono stati infatti decisi tagli di rotte, taglio dei servizi a bordo, blocco del turn over, congelamento dei contratti stagionali.
Proprio in occasione dell'annuncio del piano anticrisi, lo stesso Mengozzi aveva replicato alle critiche piovute sulla sua testa per l'aeroporto milanese dicendo che «il problema di Malpensa non è un problema solo di Alitalia ma del Paese che ha seguito una politica di regolamentazione del traffico aereo molto contraddittoria nel tempo, con continui cambiamenti che hanno indebolito gravemente le possibilità di successo dell'hub milanese».
E ieri è arrivato anche il commento del presidente della Lombardia Formigoni. Presentando l'accordo tra governo e regione per l'avvio di una programma di infrastrutture per 32 miliardi di euro. «Le opere sono destinate a garantire la piena operabilità di Malpensa come hub. Su Malpensa è stato confermato un impegno straordinario».
Ma contro il piano anti-crisi presentato dall'Alitalia si preannuncia una dura mobilitazione sindacale. Dopo la tregua pasquale è previsto uno sciopero generale dei lavoratori di tutte le categorie della compagnia.

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