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Pensioni, la Bce: alzare l'età

Maroni convoca i sindacati per il 17 aprile sulla delega previdenziale

Il monito viene dalla Banca Centrale Europea che nel suo bollettino mensile punta l'indice contro le politiche poco efficaci adottate dai governi comunitari per affrontare il problema previdenziale. Un avvertimento rilanciato dal commissario europeo Solbes che mette in guardia dai rischi dell'invecchiamento della popolazione, una vera «bomba ad orologeria».
Ed è in questo clima che il ministro del Welfare Maroni incontrerà giovedì 17 aprile i sindacati per affrontare il nodo della delega previdenziale. Cgil, Cisl e Uil hanno già detto a chiare note che il monito della Bce non li riguarda perchè l'Italia le sue riforme previdenziali le ha fatte. Insomma «abbiamo già dato» e oltre non si va. Peraltro la Bce sollecita misure indigeste al sindacato come l'innalzamento dell'età effettiva pensionabile, cioè dell'età media alla quale si comincia a ricevere la pensione e la riduzione delle prestazioni eccessivamente generose.
L'Istituto invita anche a mettere a freno la spesa sanitaria «limitando l'esposizione del settore pubblico e stimolando i finanziamenti privati». Insomma molti Paesi devono fare di più perchè «gli attuali piani di riforma non sono sufficientemente ambiziosi». L'obiettivo è di «ridurre i livelli del debito pubblico e rafforzare la crescita e l'occupazione». Senza interventi immediati la crescita economica verrebbe ostacolata e la stabilità macroeconomica compromessa.
I dati forniti dalla Bce parlano chiaro. L'Italia spende per protezione sociale il 25,3% della ricchezza nazionale, due punti sotto la Ue. Ma la gran parte di questa spesa va alle pensioni (il 62,7%); molto di più della media europea (56,4%).
La Bce si è poi soffermata sull'effetto guerra. Prematura una valutazione dell'impatto del conflitto ma di certo la guerra peserà sulla crescita e sulla fiducia. Bene l'inflazione che quest'anno dovrebbe scendere nell'area euro sotto il 2%. Anche se l'economia marcia al rallentatore il rischio della recessione, con la fine della guerra si allontana. Un motivo in più secondo il commissario Solbes per non allentare il patto di stabilità. La conclusione della guerra ridà forza alla scenario che prevede una crescita del pil per Eurolandia dell'1% nel 2003 e del 2,3% per l'anno prossimo. E La crescita del pil italiano nel 2003 sarà «in linea con quella europea» assicura il ministro Marzano.
Il direttore esecutivo del Fondo Monetario è dell'idea invece che i Paesi dell'euro zona devono «indirizzare le loro politiche in modo vigoroso verso la crescita economica anche se ciò potrebbe portare il deficit oltre la soglia del 3%».

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