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L'IPOTESI DI DORIS

Nuova Mediobanca, largo alle Popolari

Anzi per loro è già pronto circa il 7% del capitale che corrisponde, più o meno, alle quote eccedenti di Unicredito e di Capitalia scaturite dall'accordo di lunedì scorso del patto di sindacato. Questo il pensiero di Ennio Doris, presidente di Mediolanum e consigliere di Piazzetta Cuccia.
Già, ma quali popolari? Le quote eccedenti detenute da Unicredito e Capitalia, spiega Doris, verranno dirottate «verso istituti di credito di livello regionale che possano lavorare con Mediobanca». Nulla più. Sui possibili candidati all'ingresso, tra cui la Popolare di Milano, Doris non si sbottona: ci sono «molte banche che ci terrebbero a entrare». Il presidente di Mediolanum aggiunge che il suo gruppo non ridurrà la quota, appena inferiore al 2%, detenuta in piazzetta Cuccia e commenta il cambio della guardia al vertice della banca d'affari. «Ho grande stima ed amicizia per Maranghi» fa sapere, aggiungendo che incontrerà l'ormai ex ad di Mediobanca nei prossimi giorni. «Ritengo Galateri persona di livello straordinario e la promozione dei manager interni di Mediobanca è là ad esercitare il suo ruolo. Io ho condiviso tutte le scelte».
Tornando alle Popolari, non entrerà sicumente in Mediobanca Bpu, la superbanca frutto della fusione tra il gruppo Banca Popolare di Bergamo e la Popolare Commercio e Industria. Lo ha detto a chiare lettere Giampiero Auletta, amministratore di Popolare Commercio e Industria e designato per lo stesso ruolo in Bpu, a margine di un incontro con gli analisti finanziari. «Fermo restando il nostro apprezzamento per Mediobanca come investment bank - ha riferito il manager - che tra l'altro ci ha assistito come Commercio Industria, non prevediamo di diventare soci e, tra l'altro non ci è stato offerto di farlo».
Auletta ha precisato che, con l'attività di Centrobanca il futuro gruppo bancario frutto della fusione tra le due popolari intende «focalizzare le risorse su attività strategiche». E inoltre «dispone già di una business unit specializzata nel settore».
E infine il Financial Times, secondo il quale, l'uscita di Maranghi, dovrebbe tradursi in un «clima molto più stabile per il più grande gruppo assicurativo italiano...» riferendosi alle Generali.

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