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Alitalia, la guerra porta i tagli

Lo ha detto, riferiscono fonti sindacali, l'amministratore delegato Mengozzi ai sindacati. Mengozzi - sempre secondo le stesse fonti - avrebbe aggiunto che tale riduzione porterà a esuberi di personale. Sarebbero queste le conseguenze della guerra in Iraq che sta mettendo alle corde la compagnia.
Gli esuberi di personale, la cui quota non sarebbe stata quantificata, riguarda tutte le categorie. Sulle modalità per far fronte a tale eccedenza, la compagnia è pronta ad avviare tavoli, ma le misure dovranno essere messe in atto entro maggio-giugno, avrebbe riferito Mengozzi ai sindacati. La riduzione dell'offerta del 6% la compagnia a livelli di crisi post 11 settembre, con un calo dell'1% rispetto all'offerta rispetto allo stesso 2002.
In serata però Mengozzi ha smentito i tagli al personale. «Non parliamo di tagli ma di misure contingenti, per fronteggiare il calo di domanda di traffico» ha detto al Tg2. «Cercheremo di alleggerire - ha aggiunto Mengozzi - le frequenze sulle rotte in cui la domanda è più sottile, quindi di adattare la nostra strutture dei costi varabili alle esigenze del mercato».
Partiamo dai conti. Alitalia ha registrato un calo dei ricavi rispetto all'anno precedente del 6,9% nel primo trimestre che, in valore assoluto, ha rappresentato una perdita di fatturato di circa 50 milioni di euro. Nel solo mese di marzo l'indice relativo al riempimento degli aeromobili sull'intera rete è calato del 5,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. A fronte di un incremento dell'offerta sull'intera rete del 3,4% - spiega Alitalia - basata su un'aspettativa di domanda superiore a quella del primo trimestre del 2002, si è invece assistito «a partire da febbraio ad un progressivo calo del coefficiente di riempimento degli aeromobili e del trasportato, accentuatosi con lo scoppio della guerra».
La risposta della compagnia si è tradotta, oltre ai già annunciati incrementi tariffari e alle iniziative orientate alla riduzione dei costi di distribuzione ed al blocco degli investimenti e delle spese non strettamente necessarie, anche nel taglio delle frequenze sul mercato nazionale ed intracomunitario, nella cancellazione dei collegamenti con il medio oriente (con la previsione di un loro progressivo e selezionato riavviamento dopo la fine del conflitto in relazione al riprendersi della domanda) e nella riduzione dell'attività intercontinentale sul nord atlantico ed il medio ed estremo oriente.
Nel pomeriggio è arrivato anche l'attacco del ministro Maroni ai vertici.
La dirigenza di Alitalia, secondo il ministro, «é incompatibile con le strategie del governo e con gli impegni presi un anno fa. Pertanto va cambiata». La mancata riconferma dei vertici della compagnia, per Maroni, «é inevitabile perché hanno tradito le attese del governo, interessato, è ovvio, alla crescita, non all'abbandono di Malpensa. I risultati - ha detto il ministro al quotidiano di Varese - sono lì da vedere: Alitalia non ha creato sviluppo, non ha trasferito al Nord la base di armamento, non ha arginato la concorrenza aggressiva di altre compagnie».

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