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Stream-Telepiù, nasce il polo della pay-tv

Grandi manovre per l'organigramma. Non sarebbero previsti manager italiani

La Commissione europea ha informalmente dato ieri il via libera condizionato alla fusione fra Stream e Telepiù. L'annuncio ufficiale dovrebbe arrivare domani 2 aprile.
Diventa quindi una realtà concreta la pay tv unificata sotto le insegne di Sky, che farà capo alla News corp di Rupert Murdoch.
L'operazione sottoposta da News Corp alla commissione europea che tutela la concorrenza aveva già incassato il parere favorevole del comitato consultivo delle concentrazioni, formato da esperti di 15 paesi dell'Unione. L'organismo si era detto d'accordo «con la bozza di decisione della Commissione» che ammetteva la concentrazione condizionandola al «pieno rispetto degli impegni». Intanto la nuova Sky prepara già l'organigramma: come amministratore delegato, a quanto si apprende, rimarrà l'attuale ad di Stream, Tom Mockridge. Stesso discorso per i due direttori generali della pay tv, entrambi arrivati a Stream dal gruppo News Corp, che passeranno con lo stesso incarico a Sky. Si tratta di Mark Williams, responsabile per il settore commerciale e David Bouchier, al prodotto. Al momento, invece, non sarebbero previsti arrivi di manager italiani, neppure dell'ex direttore generale della Rai Agostino Saccà che aveva lasciato intendere di essere corteggiato dalla tv di Murdoch.
Con il passaggio di Telepiù a News Corp, Murdoch, già proprietario di Stream al 50% con Telecom Italia, si ritrova a controllare la pay tv italiana. La neonata Sky sarà in grado di offrire dunque, con un unico abbonamento, tutti gli incontri di calcio di serie A e B a partire dal prossimo campionato, le gare di Formula 1 (portate in 'dotè da Telepiù) e i principali tornei di tennis oltre a tutti i canali tematici, dal cinema a quelli dedicati ai più piccoli.
Il presidente dell'Antitrust, Giuseppe Tesauro ha rivelato un retroscena dell'operazione raccontandodi una telefonata concitatissima con il commissario Ue alla Concorrenza, Mario Monti. «Nessuno di noi voleva occuparsi di questa vicenda». A Telepiù e Stream, ha spiegato Tesauro, «abbiamo detto: nel satellitare è possibile la concentrazione ma non potete andare sul digitale terrestre. Solo così è stata possibile la concentrazione». Di fronte a questa posizione, l'Antitrust «ha avuto qualche critica dalla commissione europea.
Poi Telepiù e Stream non si sono più unite in matrimonio così come era previsto perchè hanno considerato troppo dure le condizioni ma la verità era che forse i francesi avevano problemi interni».
Lo scenario, ha aggiunto Tesauro, è poi cambiato: «Stream, cioè Murdoch, il più grande uomo di televisione al mondo, insieme con Telecom ha comprato Telepiù. Sulla competenza in materia ebbi una telefonata concitatissima con il commissario Ue sulla concorrenza, Monti».
L'esito è che «l'Ue che ci aveva criticato perchè eravamo stati troppo buoni ad autorizzare Telepiù-Stream, ha autorizzato Stream, comprensiva di Telecom, che ha comprato Telepiù. Loro, come avevamo detto noi, non possono andare sul digitale terrestre. O meglio, non ci può andare Murdoch, ma Telecom ci potrà andare».

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