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Effetto guerra sull'inflazione

Sindacati in allarme: il governo intervenga. Marzano: pesa il conflitto

Un segnale che, accompagnato dalla stagnazione dei consumi e da una progressiva perdita di competitività delle imprese, preoccupa osservatori, operatori ed analisti.
Commentando i dati Istat il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, centra l'attenzione proprio sui fattori e sulla congiuntura internazionale. «Il petrolio ha avuto in questo periodo qualche fibrillazione ed è noto che la componente energetica entra nei prezzi di tutti i prodotti». Siamo in presenza, secondo Marzano, di 3 fattori concomitanti: «alla congiuntura internazionale, che non è splendente, si è sommato il pericolo del terrorismo e, ora, anche l'evento bellico. Sono 3 fattori che pesano sulle aspettative industriali e delle famiglie e che non possono non avere riflessi» sull'economia.
Anche secondo il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi, i dati sull'inflazione risentono della «pressione che c'è in questo momento sul prezzo del petrolio. Si sconta un piccolo aggiustamento tecnico che riporta l'indice al 2,7%». Per Parisi però le imprese stanno contribuendo a mantenere il tasso basso, «tenendo bassi i prezzi alla produzione e facendo in modo che funzioni la politica dei redditi». A buttare acqua sul fuoco ci pensa il vicepresidente di viale dell'Astronomia, Guidalberto Guidi. «Ha ragione il Presidente della Repubblica Ciampi - ricorda - quando dice che il differenziale di inflazione certifica un differenziale di competitività in un sistema di cambi fissi».
Assai più preoccupato il fronte sindacale. «Questo dato preoccupa ma non era difficile prevederlo - afferma il segretario generale della Uil Luigi Angeletti - Pesano la guerra e soprattutto la crescita del prezzo del petrolio e delle materie prime». «Un livello così alto di inflazione - dice Bonanni della Cisl - si protrae da lungo tempo e denota un consolidamento in assenza di una politica dei redditi. Il Governo non può continuare a far finta di niente».
E un appello al Governo lo fa anche il segretario generale dell'Ugl, Paolo Segarelli, secondo il quale «occorre un attento monitoraggio da parte dell'Esecutivo sulla spesa energetica e sul peso degli aumenti regionali delle tariffe, per impedire che i costi sopravvenuti ricadano sempre sui consumatori più deboli».
A lanciare l'allarme sulla necessità di un intervento del Governo di fronte alla crisi dei consumi, la corsa dei prezzi e una crescita rallentata, è invece il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, secondo il quale «una manovra aggiuntiva che oramai sembra inevitabile».

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