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di LAURA DELLA PASQUA TREMONTI ha un problema: deve decidere che numeri mettere nella ...

Ovvero se e di quanto correggere al ribasso le stime sulla crescita dell'economia e sull'indebitamento.
Il rallentamento dell'economia è ormai un dato di fatto e non è interamente attribuibile alla guerra. Il ministro dell'Economia Tremonti lo sa bene e confida nel fatto che anche Germania e Francia sono in difficoltà e che alla fine Bruxelles potrebbe chiudere un occhio sugli obiettivi di risanamento.
Ma Tremonti vorrebbe tentare anche un colpo da maestro. Far slittare la presentazione della trimestrale in attesa dei dati sul condono. Originariamente la scadenza del condono era stata fissata al 16 marzo proprio perchè questo avrebbe permesso di gonfiare i dati del bilancio pubblico. Poi però Tremonti è stato costretto a allungare il termine al 16 aprile per dare più tempo ai contribuenti e essere così certo della riuscita dell'operazione.
Ora alla luce dell'attuale congiuntura, il 16 aprile appare come l'ultima spiaggia per arrotondare i dati sull'economia. Ma c'è da chiedersi, di fronte alle posizioni del Fondo Monetario e della Corte dei Conti che indicano una revisione al ribasso dei dati, cosa farà il ministro? Si arroccherà caparbiamente come fece l'anno scorso su posizioni di ottimismo o si arrenderà all'evidenza dei fatti?
Addossare tutta la colpa del rallentamento dell'economia all'effetto guerra equivale a nascondersi dietro un cerino giacchè già nel 2002 mentre l'Unione Europea camminava in affanno ad un ritmo dello 0,9%, l'Italia arrancava con il pil in crescita di un modesto 0,4% invece dello 0,6% fissato a settembre dalla relazione previsionale e del 2,3% dei documenti del governo. Le previsioni governative per il 2003 indicano un incremento del pil, cioè della ricchezza nazionale, del 2,3% ma nessuno è più disposto a scommettere che l'obiettivo verrà centrato. Le stime più prudenti indicate da vari istituti di ricerca parlano di un incremento dell'1%-1,3%, nella migliore delle ipotesi. Ovvero che la guerra non duri a lungo. Complessivamente quindi tra il 2002 e il 2003 l'economia italiana crescerebbe dell'1,5% in meno rispetto alle previsioni. E questo equivale ad un peggioramento del disavanzo di 8 miliardi di euro che salirebbe dall'1,5% del pil delle previsioni, al 2,3%. Se a questa cifra aggiungiamo un possibile trascinamento delle spese del 2002 dello 0,3%, ecco che il disavanzo sale a quota 2,6%. Pericolosamente vicino al tetto del 3% fissato come soglia limite dai parametri europei sul debito.
Ma c'è uno scenario peggiore che va tenuto presente. Cioè che l'economia quest'anno invece dell'1%, cresca dello 0,4%, come l'anno scorso. Un'ipotesi tutt'altro che remota visto il peggioramento del quadro internazionale. In questo caso il disavanzo andrebbe oltre il 3%. Si può ben capire allora perchè Tremonti confidi nel condono. Ma sarebbe come mettere la testa sotto la sabbia.

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