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Utili in calo per il gruppo Enel Varato il piano industriale

008milioni di euro, in calo del 49,3% rispetto al 2001 (3.961 milioni). Rimane quindi invariato a 0,36 euro il dividendo per gli azionisti in pagamento dal 26 giugno prossimo. La riduzione, precisa una nota, è dovuta principalmente ai minori proventi straordinari che scontano la svalutazione di Wind per 1.511 milioni.
Tra i target principali individuati dal Cda, che ieri ha varato il piano industriale 2003-2007, figura una crescita media dell'ebitda dell'8% l'anno fino al 2005. Target ambiziosi anche per il cash flow, con 14 miliardi di cassa generata da attività ordinarie nel periodo del piano. Il gruppo Enel punta anche ad una riduzione dei costi di 1 miliardo di euro entro il 2005. Questo uno dei target principali del piano industriale 2003-2007, che conferma la strategia di focalizzazione sul core business dell'elettricità e del gas. Pari a 9 miliardi il taglio degli investimenti al 2007, per l'80% nelle attività non-core.
Quanto all'acquisto del 100% di Wind e alla possibile revisione del rating sul debito da parte di Standard&Poor's (che ha posto sotto revisione la società con implicazioni negative) e di Moody's (che ha variato l'outlook da stabile a negativo), il direttore finanziario di Enel, Fulvio Conti, ha sottolineato che solo nel caso in cui il rating del gruppo elettrico dovesse scendere sotto «A», verrebbero approntati dei cambi di rotta in termini di strategia. Conti, ciomunque, non crede che la svalutazione di Wind possa incidere in maniera determinante sul rating di Enel.
L'amministratore delegato Paolo Scaroni, ha poi negato che Enel intenda varare un'operazione di buy back («Siamo stati autorizzati all'assemblea, ma non consideriamo la possibilità di utilizzare questa autorizzazione» ha detto), mentre ha sottolineato come resti forte l'interesse per un'espansione Oltralpe: «Noi vorremmo svolgere un ruolo attivo sul mercato francese - ha detto - che deve essere liberalizzato seguendo lo stesso percorso fatto dall'Italia negli ultimi anni. Inoltre, in Spagna qualsiasi consolidamento nei settori dell'energia e del gas potrebbe aprirci un ventaglio di possibilità». Per quanto riguarda l'Italia, invece, Scaroni ha escluso la cessione di una quarta genco («Non credo che qualcuno intenda obbligarci in questo senso»), ma ciò non significa «che in futuro non potremo cedere una parte della nostra capacità». Magari in cambio dell'ingresso sul mercato francese, oggetto da tempo di trattative a livello governativo e societario.
Sulla questione del mercato europeo del gas e del rischio paventato ieri dall'ad dell'Eni, Vittorio Mincato, di uno scoppio della «bolla» determinato dall'eccesso di offerta, l'ad dell'Enel si è limitato a dire che questo non sarebbe certo un problema per il gruppo elettrico italiano che, anzi, potrebbe trarne grossi vantaggi: «Non è un problema di nostra competenza. In quanto acquirente consistente di gas, uno scenario di sovraccapacità ci garantirebbe ottimi prezzi» ha concluso.

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