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di LUIGI FRASCA Nel 2002 le esportazioni italiane hanno registrato una diminuzione in ...


I dati sono stato forniti ieri dall'Istat, che ha precisato che il calo ha riguardato tutte le ripartizioni ma è risultato superiore alla media nazionale sia nel Mezzogiorno (-3,7%) che nell'Italia nord-occidentale (-4,6%).
Quanto al valore assoluto delle esportazioni, nel 2002 si è attestato a 265,2 miliardi di euro. Nel periodo ottobre-dicembre, precisa l'Istat, l'export delle regioni italiane ha segnato un incremento rispetto al trimestre precedente. In particolare, c'è stata una crescita del 3% nell'Italia meridionale ed insulare, del 2,3% in quelle del nord-est e dello 0,3% nelle aree del nord-ovest. Nell'Italia centrale, invece, è stata registrata una flessione dello 0,2%. La ripresa complessiva nell'ultima parte dell'anno scorso, secondo il vice ministro delle Attività produttive, con delega al commercio estero, Adolfo Urso, mostra che «esistono segnali di ottimismo che vanno evidenziati». Raffrontando i dati destagionalizzati dell'ultimo semestre rispetto al precedente, ha detto Urso, «possiamo notare che l'export italiano è aumentato del 2,25% e che l'aumento è generalizzato in tutte le ripartizioni».
Le peggiori performance fra le regioni del nord-ovest sono state realizzate dalla Liguria, che ha registrato un -10,3% a causa del calo delle vendite all'estero di apparecchi meccanici, elettrici e di precisione. Male anche Valle d'Aosta (-6,1%), Lombardia (-4,5%) e Piemonte (-4%). La flessione della Lombardia, le cui esportazioni rappresentano ben il 28,2% del totale nazionale, è dovuta ad una riduzione delle vendite in tutti i principali settori di attività economica, ad eccezione del comparto agroalimentare e dei prodotti chimici e fibre sintetiche ed artificiali.
Nel nord-est, la riduzione delle esportazioni si è concentrata in Friuli Venezia Giulia (-3,1%) ed in Veneto (-2%), mentre nelle altre regioni non si sono registrate variazioni di rilievo rispetto al 2001. Il risultato negativo del Friuli è imputabile alla riduzione delle vendite di apparecchiature elettriche e di precisione e dei metalli e prodotti in metallo, mentre quello del Veneto è dovuto al calo dei prodotti metalmeccanici (esclusi i mezzi di trasporto) e del cuoio e prodotti in cuoio.
Nell'Italia centrale, le performance delle regioni sono risultate alternanti: Lazio ed Umbria hanno registrato risultati positivi (rispettivamente +5,4% e +5%), Toscana e Marche hanno perso rispettivamente il 4,5 e lo 0,9%. A trainare nel Lazio e in Umbria sono state le vendite di metallo e prodotti in metallo, di mezzi di trasporto e di prodotti alimentari. Sul dato della Toscana ha pesato, invece, la marcata riduzione nei settori dell'industria tessile, dell'abbigliamento, del cuoio e dei prodotti in cuoio.
Nel Mezzogiorno, infine, la migliore performance è stata quella della Basilicata (+24,9%), dovuta alle vendite di mezzi di trasporto e di altri prodotti manifatturieri. Buoni i risultati di Molise (+1,8%) ed Abruzzo (+1,4%). Invece le esportazioni sono scese in Campania (-6,6%), Puglia (-6,4%) e Calabria (-3,7%).

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