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Generali, patto tra le banche

Il finanziere francese Bollorè pronto a salire al 10% di Mediobanca

I tre istituti di credito, dopo aver rastrellato nei giorni scorsi le azioni della compagnia triestina, hanno siglato ieri un patto di consultazione in cui hanno apportato le proprie quote. In particolare, Unicredit possiede il 3, 49% (salendo dal precedente 2%), Capitalia il 2,01% e la Fondazione del Monte dei Paschi il 3,121%. Quest'ultima, ha ripartito la propria partecipazione (che vale 750 milioni di euro) attraverso la Banca Mps al 2,990% e la restante parte tra le controllate Banca Steinhauslin, Banca Agricola Mantovana e Mps Finance Banca Mobiliare.
Insomma, dopo la Fondazione Cariplo e la Fondazione Sanpaolo, un'altra Fondazione bancaria scende in campo nella vicenda Generali. Ciò provocherà probabilmente le ire del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, impegnato a limitare il potere di questi organismi pubblici, ma aggiunge un altro puntello per la difesa della compagnia triestina dall'assalto dei finanzieri francesi giudati da Vincent Bollorè.
Nel complesso, i tre organismi finanziari hanno acquisito nella loro intesa l'8,46% del capitale di Generali. Secondo una nota congiunta, l'accordo prevede che i tre partner si impegnano a «consultarsi periodicamente e, in ogni caso, prima di ogni assemblea delle Assicurazioni Generali per discutere di qualsiasi argomento di interesse comune» relativo alla compagnia assicurativa.
Il patto non pone vincoli per l'esercizio dei diritti, compreso quello di voto, derivanti dal possesso delle azioni del Leone. Quindi, Unicredit, Fondazione Mps e Capitalia sono libere di esercitare tali diritti in modo autonomo, ma soprattutto di votare secondo le proprie intenzioni in assemblea. Dunque nell'occasione dell'assise dei soci di Generali del 25 aprile i tre alleati potrebbero anche votare in modo differente sugli ordini del giorno.
Intanto oggi si terrà il primo scontro decisivo della guerra di potere svolta tra Trieste e Milano, la riunione del consiglio d'amministrazione di Mediobanca. In questa occasione potrebbero emergere delle indicazioni per la risoluzione del nodo della presidenza. Infatti, proprio ieri Francesco Cingano è ritornato a casa dalla clinica in cui era ricoverato: il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, presiederà la riunione del cda. Il presidente di Mediobanca ha espresso più volte la disponibilità a rimettere il proprio mandato prima della scadenza del prossimo ottobre. Bisognerà vedere chi potrebbe essere candidato alla sua sostituzione. E soprattutto se sarà un manager vicino al fronte guidato dall'amministratore delegato, Vincenzo Maranghi, oppure se sarà designato dal fronte Unicredit-Capitalia-Mps. Bollorè vuole però salire al 10% per difendere il suo amico Maranghi: chi vincerà la prima battaglia?

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