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Borse nella bufera in caduta libera

Piazza Affari perde il 3,52% trainata al ribasso dalle vendite sui titoli Telecom

Sono andati in fumo 130 miliardi di euro. A Milano il Mibtel ha chiuso le contrattazioni a -3,52% a quota 15.125, mentre il Mib30 ha terminato a 20.539 punti in calo del 3,76%. Sul Nuovo Mercato l'indice Numtel ha terminato le contrattazioni a quota 1.048, in regresso dell'1,78%.
Dopo un avvio contrastato per l'Europa, disorientata dalla delicata situazione in Medio Oriente e sulla scia della chiusura debole di Wall Street, i listini hanno viaggiato tra incertezza e volatilità per imboccare poi con decisione la strada del ribasso depressi soprattutto dalle vendite su petroliferi e assicurativi. Non hanno dato poi ossigeno alle Borse, l'avvio debole di Wall Street debole e il dato, migliore delle attese, del deficit commerciale Usa. Secondo gli analisti, a pesare sui listini, oltre ai timori di guerra, sono anche la debolezza dell'economia mondiale e la scarsa fiducia nel potenziale delle società.
Tra le altre piazze europee l'arretramento più significativo è quello registrato Londra che, con un -4,8 per cento, è scivolata ai minimi da giugno '95 mentre Parigi ha chiuso a -3,6%, ai livelli di gennaio '97. Zurigo ha terminato in calo dell'1,17%. A livello settoriale spicca la performance negativa del comparto energy (indice EuroStoxx -5,09%) ma anche degli assicurativi (-5,09%) mentre si sono difesi bene i tecnologici (+0,7%).
A Milano al centro dell'attenzione ovviamente la catena che fa capo a Pirelli. Nel giorno dell'annuncio della fusione tra Olivetti e Telecom, si salvano solo Olivetti (+3,82%) e Pirellina (+3,37%). Per il resto del Gruppo Tronchetti Provera, il riassetto societario è stato bocciato con decisione dal mercato. Il colosso delle tlc ha visto chiudere i suoi titoli con un ribasso del 10,64%. Calo molto vistoso anche per le Pirelli ordinarie (-11,21%), per Seat (-8,45%) e per Camfin (-7,22%), imitate anche da Tim (-6,92%), l'unico titolo della galassia che non era stato sospeso dalle contrattazioni.
Anche per gli energetici, in particolare Eni (-4,78%), scesa sotto i 12 euro ai livelli del settembre 2001, ed Enel a -2,11%. Fiat (-2,97%) ha toccato i minimi dell'anno a 5,64 euro. Ribassi sulla scia del comparto europeo anche per il settore bancario e assicurativo. Si sono mossi in negativo Alleanza (-3,73%), Generali (-1,74%) e Ras (-2,3%). Tra i bancari tengono solo Unicredit (+0,96%), Mediobanca (+1,45%) e Antonveneta (-0,28%).
Tra gli industriali, Parmalat ha perso oltre il 5% e St Microelectornics ha tenuto a +1,1%. Svolta positiva per il titolo Lazio (+8,26%) dopo che il neo a.d. Luca Barali ha deciso di pagare parte degli stipendi degli atleti in azioni.
Ai cambi l'euro è rimasto in assestamento, con gli investitori che hanno proceduto a riequilibrare i portafogli in attesa di novità dalla crisi irachena. La divisa unica è stata indicata a 1,1025 dollari (1,1044 vigilia e 1,1028 Bce) dopo un top di 1,1056, e a 129,21 yen (129,57 e 129,21) dopo 129,66. Il biglietto verde ha ceduto anche sulla valuta giapponese, a 117,17 (117,34). Da sottolineare che il biglietto verde ha trovato nel pomeriggio il favore di una piccola corrente di acquisti di origine tecnica e del miglioramento del deficit della bilancia commerciale statunitense del mese (calato in gennaio a 41,1 miliardi di dollari dai 44,2 del mese precedente). In conclusione la situazione rimane decisamente instabile e diversi sono i fattori che contribuiscono a deprimere i mercati.

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