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Generali, Passera scende in campo

L'istituto non si schiera con Unicredit ma chiede più equilibrio nell'azionariato

Ieri altri due avvenimenti hanno surriscaldato il clima. Il finanziere francese Vincent Bollorè è uscito allo scoperto e corre in soccorso di Mediobanca e dell'amministratore delegato Maranghi. Bollorè dice che forte del possesso del 2% di Unicredito, e del 5% di Mediobanca vuole smontare il «patto di sindacato per difendere l'indipendenza di Piazzetta Cuccia». E di questo progetto Bollorè ne ha discusso la settimana scorsa con il numero uno di Capitalia Geronzi che però finora non ha preso una posizione. Per il finanziere è possibile che il «fronte francese controlli già il 20-23% di Mediobanca». Bollorè ha poi detto che chiederà alla Banca d'Italia il via libera per superare il 5% in Piazzetta Cuccia.
Altra novità è l'entrata in scena di Banca Intesa con una doppia mossa: un accordo di bancassurance con Generali da cui nascerà Intesa Vita e l'acquisto di una quota dell'1,4% del Leone di Trieste in aggiunta allo 0,5% già in possesso sotto forma di pegno con diritto di voto. Intesa sale così all'1,9% nella compagnia d'assicurazione. Tra le due operazioni, ha spiegato l'amministratore delegato Passera, non c'è un legame e tanto meno c'è la volontà di partecipare alla guerra di potere sul Leone. «Vogliamo rafforzare la collaborazione con le Generali determinante per il successo del piano d'impresa di Intesa» afferma Passera. Poi aggiunge che «l'indipendenza delle Generali è fondamentale», precisa che il Leone «è un partner estremamente importante» e che «una situazione di maggiore equilibrio dell'azionariato può dare più indipendenza alla compagnia». Questo sembrerebbe voler far intendere che Intesa di certo è contro una scalata francese ma non per questo è pronta a schierarsi in prima linea a fianco dell'Unicredit di Profumo. Insomma alla fin fine Passera potrebbe giocare il ruolo di ago della bilancia in questa complessa partita. All'ultimo momento potrebbe far pesare la sua quota nelle Generali per strappare il massimo risultato possibile.
Intanto ieri è transitato sul mercato dei blocchi un altro pacchetto dell'1,17% del Leone di Trieste segno che entrambi gli schieramenti stanno sparando tutte le cartucce di cui sono a disposizione.
Ieri il cda di Intesa ha fatto il punto sui conti del 2002. Il gruppo ha registrato un utile netto consolidato di 200 milioni di euro (-78,4% rispetto ai 928 milioni del 2001 pro-forma), dopo accantonamenti per circa 3,5 miliardi. L'utile netto della capogruppo è sceso a 12 milioni di euro dai 337 milioni del precedente esercizio.

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