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I banchieri Ue al capezzale dell'economia

L'Ocse è dell'idea che nemmeno una guerra lampo darà spinta alla ripresa


La riunione giunge pochi giorni dopo la decisione della Bce di tagliare il costo del denaro di un quarto di punto, sulla scia della considerazione espressa dal presidente della banca Centrale, Wim Duisenberg, secondo il quale le prospettive di ripresa economica sono «molto modeste» e «ulteriormente peggiorate» rispetto a poche settimane fa: l'economia di Eurolandia potrà crescere nel 2003 di un solo 1%. Con il taglio di giovedì scorso, i tassi di riferimento sono tornati al 2,50%, lo stesso livello di quando è nata l'Unione monetaria.
Nella scorsa riunione di gennaio, i banchieri dei dieci principali Paesi del mondo avevano giudicato appropriata una stima di crescita nel 2003 del 2% per l' Eurozona, e del 3% per gli Usa.
Anche dagli Usa non sono però giunti ultimamente segnali incoraggianti: il mercato del lavoro ha segnato a febbraio una preoccupante emorragia di posti (-308.000) e i costi legati alla preparazione della guerra a Saddam hanno dato un colpo pesante a un deficit dalle proporzioni enormi. Quanto al Giappone, non si vedono segni di riscossa a una situazione di pesante crisi.
Ma non sarà solo il preoccupante andamento della crescita economia a tenere banco al meeting dei governatori del G10. La crisi dei mercati finanziari, acuita dalle tensioni geopolitiche, e l'incertezza dei mercati valutari, con il dollaro che non sembra riuscire a reagire (e magari neanche vuole, secondo molti addetti ai lavori che puntano il dito sui vantaggi della debolezza per l'export Usa) al deprezzamento sull'euro, saranno ugualmente osservati speciali dei banchieri centrali. Le autorità monetarie di Eurolandia continuano a sostenere che l'apprezzamento della moneta unica sul biglietto verde non crea problemi di competitività rispetto al mercato Usa e, anzi, aiuta a mantenere sotto controllo l'inflazione.
Mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu è chiamato a pronunciarsi (forse domani) sulla nuova risoluzione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna di dare tempo dieci giorni a Saddam per il disarmo, il rischio Iraq tornerà comunque a essere banco di discussione più che mai attuale tra i banchieri, che già nella scorsa riunione avevano detto di essere consapevoli dei rischi che pesano sull'economia e di averne parlato a lungo. I Paesi maggiormente industrializzati importatori di petrolio stanno infatti scontando già da mesi l'infiammarsi dei prezzi energetici in scia all'ascesa delle quotazioni del greggio, mentre le borse, in crisi di fiducia, accusano ribassi sempre più pesanti.

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