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Usa e accetta

Usa e accetta

Il governo oggi non c’è. E non perché Berlusconi, al Quirinale, uscendo dal colloquio col presidente della Repubblica, fa uno, due e tre – il suo solito cucù – mentre parla Salvini. Il governo non c’è più stato perché quella scena tornava utile agli interessi – tutti extranazionali – di chi mai e poi mai vorrà un Matteo Salvini a Palazzo Chigi.

Era già fatta – c’era già l’alleanza del 51% degli antagonisti pronti a entrare a Palazzo – ma a Luigi Di Maio venne rigirata la frittata in corso d’opera e non se ne fece più niente. Agli americani, insomma, tutto può piacere fuorché sentirsi dire – per come ha detto Giancarlo Giorgetti a Giovanni Minoli in un Faccia a Faccia – «nei mercati siamo con gli Stati Uniti ma nella battaglia dei valori siamo più vicini alla Russia».

Montò subito – lo ricorderete – la questione siriana, il M5S s’affrettò a farsi atlantista, europeista e perfino troikista (all’occorrenza) per non dispiacere il manovratore. E se il governo non c’è – malgrado la maggioranza degli elettori abbia ben indicato i due vincitori – è perché l’unico veto l’ha posto il manovratore: l’ambasciata Usa. Per interposta Alleanza Atlantica.

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