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La retorica del 25 aprile

C'è poco da festeggiare

C'è poco da festeggiare

C'è solo disarmante inconsapevolezza e niente di intellettualmente onesto nel tweet di ieri di Mariastella Gelmini nel bel mezzo della cosiddetta Festa della Liberazione.

L’autorevole esponente di Forza Italia fa gli auguri per il 25 aprile e assolve a un obbligo tanto istituzionale quanto odioso: alimentare la retorica, perpetuare la guerra civile per inciampare in quello che poi rivela la pochezza culturale di un progetto politico – il suo, e quello del suo partito – incapace di liberarsi, il caso di dire, dalla egemonia comunista e di svelare finalmente cosa fu la “Resistenza”.
Fu, urge ripetere, “guerra civile”. Il fratricidio che portò all’assassinio del suo predecessore, Giovanni Gentile. Se lo ricorda?

Un partito che si chiama Forza Italia e che strappa consensi a quelli per cui il 25 aprile è solo la festa di San Marco Evangelista ha ben altri argomenti per questa ferita. Sono le parole di Paolo Borsellino, perfette. Ecco, prenda nota: «Al momento dello Sbarco mia madre ci vietò di accettare qualsiasi dono dagli americani… la Patria è sconfitta, i sacrifici sono stati inutili, non c’è da essere felici; piansi». Adesso capisce, onorevole Gelmini?

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