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aveva 86 anni

Addio Ermanno Olmi. Regista dell'Italia contadina

Era stato ricoverato d'urgenza dopo aver combattuto contro una grave malattia

Addio Ermanno Olmi. Regista dell'Italia contadina

Ermanno Olmi

Il mondo del cinema è in lutto per la morte di Ermanno Olmi. Il regista, che avrebbe compiuto 87 anni il 24 luglio, si è spento nell'ospedale di Asiago, dove era stato ricoverato venerdì, a causa di una lunga malattia. Aveva espresso il desiderio di essere riportato a casa, ma è morto prima che la moglie Loredana e i figli Elisabetta, Fabio e Andrea potessero organizzare il trasporto.

Olmi cresce a Treviglio, in provincia di Bergamo, e da giovanissimo si trasferisce a Milano dove segue i corsi dell'Accademia di arte drammatica. Poi, assunto dalla Edisonvolta per occuparsi delle attività ricreative per i dipendenti, realizza decine di documentari sulla condizione dei lavoratori. Il debutto sul grande schermo arriva nel 1959, con "Il tempo si è fermato", nel quale evidenzia subito la sua cifra stilistica: privilegia i sentimenti delle persone semplici, il rapporto con la natura e spesso offre uno sguardo sulla solitudine e sulle sue conseguenze. Il grande successo arriva nel 1978 con il film in dialetto bergamasco "L'albero degli zoccoli", considerato il suo capolavoro, che si aggiudica la Palma d'oro al Festival di Cannes e il Premio César per il miglior film straniero. Subito dopo si trasferisce ad Asiago, dove da quel momento risiederà.

Il regista rimane a lungo lontano dai riflettori a causa di una grave malattia, la sindrome di Guillain-Barré, che si manifesta con paralisi progressiva agli arti. Torna a dirigere una pellicola nel 1987 con "Lunga vita alla signora!", premiato al Festival di Venezia con il Leone d'Argento. L'anno seguente si aggiudica, invece, il Leone d'Oro grazie a "La leggenda del santo bevitore", che vince anche quattro David di Donatello. Nel 2008 riceve il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia. Nel 2013 l'Università di Padova gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Umane e Pedagogiche per "la sua azione di valorizzazione delle radici culturali, della memoria, delle tradizioni, della grande storia e dell'esperienza quotidiana e delle piccole cose".

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