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90 Special rischia il flop, Savino e Ivana Mrazova salvati da Fiorello e Jovanotti

Niente boom di ascolti nonostante i superospiti

90 Special rischia il flop, Savino e Ivana Mrazova salvati da Fiorello e Jovanotti

Ivana Mrazova e Nicola Savino

Dopo un’ora di “90 Special che ne sanno i 2000”, sorgono spontanee due domande (a proposito di ricordi tv): “Ma quanto è amato Nicola Savino dagli amici? E quanti piaceri gli devono?”. Lo show di Nicola Savino ha intrattenuto 2.286.000 spettatori per l’11,8% di share. Niente boom nonostante i super ospiti e la chiusura “mattiniera”. In contemporanea, su RaiUno, c’era Alberto Angela con lo stupefacente “Meraviglie, la penisola dei tesori”che ha catturato 5.824.000 pari al 23,8% di share. E allora mutueremo parte del linguaggio di Alberto Angela per spiegare perché il programma di Italia 1 si è rivelato una marmellata scaduta.

E’ finito a 00.45 e arrivare ai titoli di coda è stata un’impresa degna di Sisifo: lungo come il GFVip ma senza il ritmo, le baggianate e il “ribollire di grottesco” del reality show. Più che un’operazione nostalgia sul decennio di fine secolo, è sembrata una reunion tra i ragazzi di Via Marsena: Nicola Savino, Fiorello e Jovanotti, molto generosi nel supportare l’amico di vecchia data. Non c’erano solo i due pezzi da novanta degli anni ’90, la lista di ospiti e presenze varie era più affollata di un tram all’ora di punta: Daniele Bossari che ha dato lo scoop sul suo matrimonio (si sposa l’8 giugno), Ivana Mrázová, Katia Follesa, Cristiano Malgioglio, Max Novaresi, Ruggero dei Timidi, Ela Weber la Sellerona, Benji e Fede, Eiffel 65, Rocco Siffredi, Malena (in verità il suo lato B) e Michele Cucuzza, social media manager confuso e inutile (c’è chi si ostina a mettere questa figura in tv, ma non funziona come si è visto con il GFVip e l’Isola). Tutti presentati nei primi 5 minuti e spariti per i successivi 70. Inevitabile che questo “Facebook di volti noti” sia stata un’iniezione di steroidi per gli ascolti della prima puntata. E per le altre 4?

La scelta della diretta non ha pagato: il tecnico del suono era in permesso premio, le inquadrature erano “squadrature”, i tempi erano noiosi. Bocciati il copione (ammesso che ci fosse perché gli scambi di battute sembrano improvvisati) e la scenografia, una sovrapposizione caotica di colori, oggetti e scritte da far venire mal di testa. Usando il linguaggio di Alberto Angela, i video e gli sketch “non si stringevano la mano”.

Nicola Savino, in completo melanzana, ha pagato l’emozione. Ha condotto un po’ come a “Quelli che il calcio”, un po’ come a “Le Iene” e a furia di recitare il ruolo di “quello che non sa” ha dato la sensazione di non aver fatto mezza prova. Tuttavia è stato un’ottima spalla di Fiorello che ha condotto quasi tutta la prima ora. Lo showman ha cantato in playback e scherzato in modo efficace: “Negli anni ’90 il playback era legge! Tornare a Mediaset è un’emozione incredibile, ho visto Emilio Fede che fa il parcheggiatore qua fuori. E’ un continuo di ‘guarda chi c’è, guarda chi c’è’. Tra Claudio Baglioni e Savino ho scelto te perché ne abbiamo fatte di cotte e di crude. O si cantava con me al karaoke o si cantava in tribunale con Mani Pulite. Gli haters? Esistevano anche negli anni ‘90 ma non erano leoni da tastiera, si facevano vedere e ti urlavano ‘scemo, scemo’, mi tiravano bulloni” e ancora: “Io ero Fedez, Ferragni e Belen insieme”. Qualche retroscena sul Karaoke che stava per chiudere dopo le prima 15 puntate registrate e via con “La nebbia agli irti colli”, la poesia di Carducci musicata da Cecchetto. Bastava un’ora di Fiorello per rivivere quegli anni, senza Savino e company.

Il conduttore si gioca subito anche Jovanotti in collegamento da Lugano. Trattandosi di Lorenzo Cherubini, 50enne ignorato dal tempo e dalla forza di gravità, lo ascolti a prescindere dalla trasmissione. Il cantante sta al gioco e fa pure l’endorsement: “Mia moglie Francesca mi ha mandato un messaggio, dice che il programma è una figata”. Ha marcato presenza fino alle 23.30: Jovanotti, adorabile bugiardo e amico del cuore. A metà serata si rivede Ivana. E’ al suo secondo cambio d’abito: indossa minigonna di pelle nera e camicia originale Versace, due battute e si siede al bancone dove ci sono Max Novaresi (l’enciclopedia appena appena sbirciata) e Ruggero. Intorno a mezzanotte vestirà i panni della Britney Spears di “Baby one more time” suscitando l’ormone di Luca Onestini (su Instagram le chiede di tornare a casa con quell’outfit, ndr). In pratica, la modella ceca fa la stampella per vestiti anni ’90, ma la sua simpatia straborda il ruolino e si lascia sfuggire: “Ah sì, avevo il Tamagochi, quello che dormiva e cag***a, dormiva e cag***a” .

Sempre a tarda ora ricompare il meme vivente Cristiano Malgioglio. Si è camuffato da Maleficent, sta benissimo, ma che c’entra la strega interpretata da Angelina Jolie nel 2014? La spiegazione sarebbe la seguente: “Ho sempre avuto le corna, soprattutto negli anni ‘90” dice il colpevole padre di “Mi sono innamorato di tuo marito”. Rispunta pure Katia Follesa alle prese con lo storico camper di “Stranamore”: cerca Mietta per conto del fan Claudio. Si scopre che Mietta (come Jovanotti e Fiorello) usa una crema antirughe da urlo e che “C’è posta per te” sta a “Stranamore” come Levante sta ai cereali sotto marca ancora da mangiare di Arisa. La gag dura un’ora tra interno studio, esterni e interruzioni. Mietta si esibisce alla fine con “Vattene amore”.

Fra un ricordo, un oggetto, uno sguardo malinconico di Bossari e Savino, ci sono gli intervalli musicali. Con “Blue” degli Eiffel 65 l’effetto amarcord è centrato, ma poco dopo tocca a Benji e Fede (o Benji e Fedez come ha detto Malgioglio) che straziano “50 Special” dei Lunapop. Stecche, acuti da “sotto la doccia” e nemmeno la pallida ombra dell’“acustica impalpabile che riverbera i suoni e avvolge” del Duomo di Pisa di cui Angela racconta su RaiUno. Si esibisce anche quel che resta delle Lollipop con “Down,down,down”: non sapevano cantare allora e ovviamente non sanno farlo adesso. Perché non sono andate in playback come negli anni ’90? Annunciano che uscirà un nuovo singolo e l’ex Roberta Ruiu, impegnata nel programma “Dance, dance, dance” non la prende bene sui social (“Sono io le Lollipop e sarà sempre così”). Da salvare i tre minuti di disco dance interpretata dal corpo di ballo.

Quando si pensa che sia finita, entrano Rocco Siffredi e tutti i doppi sensi concessi dal vocabolario italiano. Il pornoattore è soggetto di una lunga intervista: “Fui il primo italiano a vincere il premio di miglior attore di scena di gruppo. Grazie a Riccardo Schicchi il porno è stato nobilitato attraverso Cicciolina e la grandissima Moana. Quel decennio? Lo adoro perché mi piacciono i gradi del 90”. Non ce ne voglia Rocco, ma a mezzanotte e passa, è stato un preliminare noioso per un amplesso troppo lungo. Per chiudere in bruttezza ecco il colpo di c***o: poiché è stato con più di 5000 donne, gli propongono tre lati B nascosti dietro le veneziane e deve riconoscere con quale ha lavorato. Inquadrature insistite sulla macelleria A e B. Perché? Per ricordare certi programmi Mediaset? L’attrice è Malena. Alle 00.45 partono i titoli di coda. 90 Special non ha trama e non ha racconto coerente, è stata impostata la selezione random e tanti saluti. Altre 4 puntate così e avrà ragione Fiorello: “Nicola, vengo alla prima perché chiudono il programma in anticipo”.

Il vintage non è sempre una buona idea perché il girovita non è più lo stesso, il volto tradisce le difficoltà della vita e la voce “non ha conservato l’emozione” come il marmo del Camposanto monumentale di Pisa (copyright Alberto Angela). Se poi l’operazione è pure realizzata male, ne viene fuori un pasticciaccio. Un peccato perché il materiale c’è, anche il conduttore a patto di fare il padrone di casa e non l’imbucato a una festa vip. E meno che meno deve fare la D’Urso in pantaloni: “Se Ambra non avesse avuto un problema di trasporti, sarebbe venuta. Tutti vogliono venire da noi, c’è la fila”. Se proprio si desiderano fare queste operazioni nostalgia, che si facciano a modo come fu per Meteore altrimenti lasciamo che il passato sia “un relitto nei fondali del tempo” e guardiamo al futuro.

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