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Anna Mazzamauro: "Il cinema non lo so fare"

Non solo Signorina Silvani. L’attrice si sente a casa sul palco del teatro

Anna Mazzamauro: "Il cinema non lo so fare"

Il suo mondo è il teatro. Da sempre. Dove riesce a esprimere se stessa alla perfezione e dove riesce ad alternare dramma e commedia. Ed è proprio in quest’alternanza che dà il meglio di sé. Col cinema un rapporto fatto di alti e bassi ma quasi mai idilliaco. Per tutti noi Anna Mazzamauro è soprattutto la Signorina Silvani, indimenticabile maschera della saga fantozziana. Nei giorni scorsi è stata protagonista al Teatro Tor Bella Monaca di Roma col suo "Divina", uno spettacolo che le ha dato grandi soddisfazioni e un gran seguito di pubblico.

Anna Mazzamauro, come sono andate le repliche del suo “Divina” a Tor Bella Monaca?

"Un vero successo. Sono stati tre giorni di pienone. A Tor Bella Monaca ho trovato un pubblico eccezionale e preparato. Mi aspettavo ridessero alle battute più facili e invece hanno colto la mia ironia in tutte le sue sfaccettature. Ed è una delle soddisfazioni più grandi perché cerco sempre una corrispondenza col pubblico".

In che senso?

"Sul palcoscenico teatrale tra attore e pubblico si crea una corrispondenza di vita. Alla base di tutto ci sono le emozioni. Senza emozione il teatro non ha senso".

Ma oltre al teatro nelle sua lunga carriera c’è stato anche il cinema e soprattutto Fantozzi e la Signorina Silvani. Cos’hanno significato per lei?

"La Signorina Silvani è stata la mia laurea. Le devo tanto perché mi ha dato popolarità e riconoscibilità. Negli anni è diventato uno specchietto per le allodole. Ancora oggi mi fermano per strada e mi chiedono di ripetere le sue battute più famose. Il pubblico la ricorda con affetto".

Cosa c’è di Anna Mazzamauro nel personaggio della Signorina Silvani?

"Spero non ci sia assolutamente nulla a parte la mia interpretazione. Le ho dato un’anima. Quella della donna sola e disperata. All’epoca fui scelta per quella parte proprio per la mia atipicità. Alla fine, però, qualunque cosa facessi avevo sempre l’aureola della Signorina Silvani che mi accompagnava".

Insomma ha fatto fatica a scrollarsela di dosso?

"Non esattamente. Diciamo che ho dovuto faticare per raccontare alla gente che un attore è più di un solo personaggio a cui il pubblico si affeziona".

Paolo Villaggio è scomparso da pochi mesi. Cosa ricorda di lui?

"Quando è morto il mio telefono squillava dalla mattina alla sera. Cercavano tutti una mia testimonianza. Ma io non ho risposto a nessuno. E non sono andata nemmeno al suo funerale perché detesto chi è presente solo per mettersi in mostra. Ma oggi lo ringrazio perché mi ha dato l’immortalità. O almeno spero".

Oltre a Fantozzi e alla Signorina Silvani ci sono stati tanti altri capitoli fortunati nella sua carriera. Per esempio è stata la prima e unica donna a interpretare Cyrano de Bergerac. Secondo lei perché nessun’altra ci aveva pensato?

"Sicuramente il mio naso mi ha aiutato ad avvicinarmi al personaggio (ride ndr). Ma la verità è che forse è un po’ rischioso per una donna. Io non esamino mai un personaggio in quanto uomo o donna. Cyrano è innanzitutto un essere umano che lotta per la giustizia con la spada in mano, soffre e muore per amore e, per questo, potrebbe essere sia uomo che donna. Dopo cinque minuti di spettacolo il pubblico si rendeva conto che non stavo facendo una parodia e non pensava più che in scena ci fosse una donna. Semplicemente lottavo, soffrivo e morivo per amore".

Tra ruoli comici e drammatici quali preferisce?

"Sul palco mi piace passare dal comico al drammatico e viceversa. Perché così è la vita dove c’è l’alternanza tra questi due elementi. A me piace stare in scena così e in spettacoli come Cyrano posso esprimere tutte e due le sfere".

Al cinema non riesce a farlo?

"Al cinema è diverso. Il cinema non mi rispecchia. Non lo so fare e non lo ritengo una forma di spettacolo giusta per me. Soprattutto qui in Italia dove, in genere, i registi non mi hanno mai capita molto. O almeno finora non c’è stata l’occasione per farlo".

Perché?

"Nella maggior parte dei casi i personaggi sono stereotipati. C’è la bellona con le tette al vento, la nonna o la racchia e, una volta superati i 20 anni, si viene considerate vecchie".

Questo disagio ha riguardato anche i film di Fantozzi?

"No, Fantozzi è stato l’unico che mi ha permesso di raccontare un personaggio a tutto tondo. Forse perché con Salce avevo già lavorato in teatro. Mi piacerebbe incontrare un regista cinematografico che mi permetta di raccontare una donna vera con tutte le sue storture".

Nonostante tutto, però, anche quest’anno la vedremo al cinema in "Poveri ma ricchissimi" di Fausto Brizzi. Com’è andata?

"Anche lì recito nella parte di una nonna un po’ scurrile e non ho una vera storia da raccontare. Ho sofferto tanto e l’unica nota positiva è stato l’incontro con Christian De Sica".

Cosa ha scoperto di lui?

"Parlare con lui era come stare seduta nel salotto buono del cinema italiano. Mi raccontava della sua famiglia e dei grandi personaggi che hanno frequentato la sua casa. Con lui ho trovato una vera sintonia perché è un grande artista".

Nel suo passato anche tanta televisione. Lì è andata meglio?

"Direi proprio di no. Ho fatto cose che non mi hanno soddisfatta. In televisione mi piacciono i faccia a faccia. Mi sento a mio agio soprattutto quando posso raccontare me stessa. Mi piacerebbe aver incontrato autori televisivi coi quali confrontarmi in maniera intelligente. Ma finora è stato davvero molto difficile farlo".

Quali sono i prossimi progetti?

"Dal 15 gennaio sarò in tournée in tutta Italia con "Nuda e cruda". Facendo sorridere, conduco il pubblico verso il teatro. C’è un monologo dedicato alla madre di Melania Rea. Poi c’è la donna violentata che parla alla Madonna. È uno spettacolo a tutto tondo con luci e costumi e le musiche di Amedeo Minghi. Siamo al quinto anno di repliche e sono molto soddisfatta".

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