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Minacce di morte sul web a Francesca Barra, Claudio Santamaria la difende: solo invidiosi della nostra felicità

Claudio Santamaria con Francesca Barra

Katia Perrini
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L'odio in Rete, dice Claudio Santamaria, nasce dall'invidia. «Per una felicità che noi abbiamo e quegli haters no». La felicità è quella che l'attore ha trovato con la giornalista Tv Francesca Barra, e l'odio è quello che si è scatenato, su Internet e sui social media, contro di lei e persino contro i figli (Renato, 11, Emma, 4, Greta, 1) che ha avuto dal marito Marcello Molfino prima di separarsi e di intraprendere questa nuova storia. Soprattutto l'esigenza di tutelare i bambini ha spinto Santamaria a parlare, spiega a Vanity Fair nel primo bilancio dopo il video Instagram - il più condiviso del momento - in cui ha preso le difese della compagna. Parte 1: Minacce di morte, insulti, diffamazioni, a @francescabarra1 , a me, e ai suoi figli. Inaccettabile. Che la legge intervenga, a partire da Domenico Mimmo Leccese, funzionario della Regione Basilicata; che l'abbia fatto in orario d'ufficio o no, deve essere interdetto dai pubblici uffici, ci deve esssere un codice deontologico per un funzionario pubblico che commette reato di diffamazione. E per la schiera di malati di mente che augurano la morte a dei bambini, esclusione totale da qualsiasi social network. Un post condiviso da Claudio Santamaria (@claudio_santamaria) in data: 4 Ott 2017 alle ore 03:11 PDT Spiega Santamaria parlando dei figli della compagna. «A scuola sono costretti a rispondere a compagni che chiedono loro spiegazioni: "Ehi, qui dicono che tua madre è una troia, è vero? E che tua sorella non somiglia a vostro padre, ma secondo te?». Facendo eco al presidente della Camera, Laura Boldrini, l'attore mira a una battaglia a viso aperto contro chi offende su Internet, a partire dal riconoscimento della diffamazione online che non può essere diversa da quella offline. «Chi sbaglia deve pagare le conseguenze dei propri errori. Facebook non è un videogioco in cui su una macchina investi uno e non succede niente».

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