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MUSICA

Neanche l’infarto ferma Al Bano: "Sono vivo e punto a Sanremo"

Neanche l’infarto ferma Al Bano: Sono vivo e punto a Sanremo

Al Bano non si ferma davanti a niente. Neanche al doppio infarto che lo ha colpito venerdì sera sul palco mentre preparava a Roma il concerto di Natale. Il cantante pugliese, simbolo della melodia Made in Italy, è ancora nel letto di ospedale dopo un’operazione durata tre ore quando risponde a Il Tempo. «Stavo facendo le prove all’Auditorium Conciliazione quando ho sentito due strani rumori al petto, ho capito subito che non era una cosa normale - racconta Albano Carrisi, in arte Al Bano - sono andato in ospedale e mi hanno operato. Ora sto bene, è stato solo un piccolo incidente di percorso: evidentemente lassù non mi vogliono. Un paio di giorni e sarò fuori. Anzi, sono già pronto per cantare. Peccato che dovrò saltare il concerto di Natale, l’incontro con il Papa, l’esibizione a Domenica In e anche l’ospitata da Fiorello. Ma adesso devo pensare a rimettermi in forma perché a Sanremo voglio fare la parte del leone».

Al Bano risente della notte burrascosa - è stato operato in semisedazione - al telefono la voce è meno imponente del solito ma la tempra e il morale sono d’acciaio. La chiamata di ieri è un piccolo aggiornamento della lunga conversazione di qualche giorno fa raccolta in questa intervista, una chiacchierata sul mondo del cantante con le radici in Puglia, la testa a Sanremo, il cuore in Russia e il futuro - ma anche buona parte del presente - nei nuovi paradisi orientali.

Al Bano, domani sera saprà se canterà o no al Festival. Che sensazioni ha?

«Buone ma sono in fila come tutti, con umiltà e voglia di combattere. Ho presentato una canzone bellissima di Maurizio Fabrizio (Almeno tu nell’universo, Storie di tutti i giorni, ndr). Un grande autore e un grande brano. Sento che andrà bene».

Teme un po’ la concorrenza dei ragazzi dei talent che attraggono valanghe di voti?

«Al Bano non teme niente e nessuno! E poi in questo mondo c’è spazio per tutti. Il mio l’ho scelto tanti anni fa e non cambio certo ora. Voglio tornare all’Ariston da solista e con un grande brano dopo il successo del medley con Romina, due anni fa. Quello è stato un momento speciale. Sei minuti che ricorderò per la vita».

Certo, una sintesi di tutta una carriera...

«Macché, per i pantaloni che mi cadevano! Stavo per rimanere in mutande... Ma anche per le emozioni che ho provato, spiegarle è superfluo».

La storica reunion con Romina era iniziata con i concerti trionfali di Mosca.

«Un grande successo. Il mio rapporto con la Russia è fantastico. La prima volta ci sono stato nel 1984, ai tempi della cortina
di ferro. Io e Romina rimanemmo un mese a San Pietroburgo per girare un film che è stato l’apripista per tutti gli artisti italiani in Russia. Allora era uno stato comunista, con le sue regole: eravamo seguiti a vista. Ma negli anni, da Gorbacev in poi, ci sono tornato e ho assistito alla rinascita di un Paese che ha preso il volo. Nell’84 conobbi tutti i leader sovietici, anche Vladimir Putin che allora era il capo del Kgb». 

Che tipo era Putin prima di diventare lo Zar?

«Si vedeva che era uno che sapeva il fatto suo. E si sentiva che amava l’Italia, più di tanti italiani. Quando è diventato presidente mi ha chiamato a cantare al Cremlino. Seduto accanto a lui c’era Boris Eltsin. L’amore di Vladimir per l’Italia è enorme e lo conferma il rapporto straordinario che lo lega a Berlusconi».

La bontà delle relazioni Roma-Mosca quindi è anche un po’ merito suo?

«La canzone ha avuto il suo ruolo, come ai tempi di Verdi con il Va' pensiero».

Lei va spesso anche in Kazakistan, amore ricambiato.

«Ho cantato pure per il presidente. Dicono che è autoritario? Io non faccio il paladino delle cause perse. Se il popolo lo vota e c’è prosperità, qual è il problema? In Kazakistan c’è un progresso incredibile, Astana è una città del futuro. Sono stato uno dei primi italiani a cantare lì con i Ricchi e Poveri, Riccardo Fogli e Toto Cotugno, che pure lui non scherza, lì è una star. Il Made in Italy va alla grande ad Astana, e non solo».

Torniamo in Italia, nella sua Puglia. Perché ha polemizzato con Banfi? 

«Lino lo considero il mio fratello maggiore. È stato chiamato per fare promozione a una compagnia energetica e non dico che non la deve fare, per carità. Ma ho saputo che stanno facendo un megadeposito di gas e su quello sono contrario. Questa terra è stata violentata a sufficienza, prima dalla miseria e poi dall’industrializzazione selvaggia».

È anche contro il turismo di lusso alla Briatore?

«Ma no. Lui è stato chiamato da un gruppo di pugliesi per creare una cosa in stile Billionaire, e in quello è uno specialista. Ha solo detto che per fare certe cose servono infrastrutture. Anch’io penso che quel tipo di turismo farebbe comodo. Non dico di trasformare tutta la regione nel Billionaire, ma un bel porticciolo in stile Monte Carlo perché no? Il mondo si sta muovendo e sia la Puglia sia tutta l’Italia dovrebbero prendere esempio dall’Azerbaigian, dagli Emirati o da Dubai. Ci sono stato da poco, spuntano grattacieli come funghi. Come ad Abu Dhabi, è un paradiso della modernità».

Per chi ha cantato negli Emirati?

«Ero l’unico artista internazionale alla festa organizzata da Marius Vizer, il presidente della Federazione mondiale di dello Judo».

In Italia però fa sempre meno concerti, o no?

«È vero, ma non mi lamento. Ho cantato all’Arena di Verona, e ogni estate mi butto nelle feste di piazza. Non saranno i gala degli emiri ma è quello il rapporto vero con la gente».

Ha visto Malena la Pugliese, la nuova attrice hard lanciata da Rocco Siffredi? È anche stata dirigente locale del Pd...

«E chi è ’sta Malena? Mai sentita. So che mestiere fa Rocco, di sicuro non frequenta suore o preti. Certo, l’avrà chiamata così perché va di moda la Puglia. Poi che strano: politica e sesso, non se n’era mai parlato (ride)».

La politica, appunto. Al Bano con chi sta?

«Le vecchie divisioni tra comunisti e fascisti sono tramontate. Ora guardo alle persone. Renzi è uno che affascina, ha i tempi del grande attore. Mi dispiace che si sia dimesso».

Donald Trump le piace?

«Speriamo sia un bravo presidente. Hanno tutti paura perché vede di buon occhio la Russia di Putin. Ma per me invece è una cosa eccezionale».

Al Bano, ma lei è fissato con la Russia!

«È che lì si sta bene, la gente lavora e c’è prosperità».

Oltre al festival sta lavorando anche ad altri progetti?

«Sono concentrato su Sanremo ma ho appena realizzato un album doppio con i classici di Natale. E voglio anche produrre un docufilm sulla vita di mia madre. L’ho proposto alla Rai e a Mediaset, vedremo».

È amico di Silvio Berlusconi. Ogni quando lo sente?

«Ogni due o tre anni. Non sono un rompipalle che telefona in continuazione. Ho molta stima di lui, anche se ha commesso i suoi errori. Durante il mio periodo nero (la vicenda della scomparsa della figlia Ylenia, ndr) mi mandava un telegramma al giorno, per me avrebbe fatto qualsiasi cosa. Ecco, è nel momento del bisogno che vedi chi è un vero amico. In quel periodo è stato uno dei pochi insieme a Sofia Loren. Mi chiamò per mettere a disposizione la sua grande influenza negli Stati Uniti. Conobbi Sofia a una festa della Titanus negli anni '70, facevamo i musicarelli. Stupenda e meravigliosamente di- va. L’ho risentita vent’anni dopo, per quella tragedia».

Il ritorno di Romina, le voci sulle nozze con la sua compagna Loredana. Le piace stare sempre al centro del gossip?

«Guardi, non sopporto più di vedere la mia faccia sulle riviste. La promozione è necessaria, per carità, ma qui siamo al la sovraesposizione. Della serie sbatti il mostro Al Bano in prima pagina». 


 

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