cerca

GLI OCCHI DELLA GIOCONDA

Alberto Angela: "Monna Lisa custodisce tutti i segreti di Leonardo"

Il conduttore di "Ulisse" presenta il suo saggio sul quadro più famoso del mondo

Alberto Angela: Monna Lisa custodisce tutti i segreti di Leonardo

«Monna Lisa: un mistero che solo Leonardo potrebbe svelare»: Alberto Angela e il quadro più famoso del mondo, un incontro dal quale è nato il saggio «Gli occhi della Gioconda - Il genio di Leonardo raccontato da Monna Lisa», edito da Rizzoli. Un libro che tra le tante cose che racconta, cerca di dare un’identità alla padrona dell’enigmatico sorriso: Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, quindi la «Gioconda», altrimenti detta «Monna Lisa»? Oppure Pacifica Brandani, della quale chiese il ritratto a Leonardo un suo potente amante: Giuliano de' Medici, secondo l’ipotesi dello studioso Carlo Pedretti. O forse anche a Costanza d’Avalos, nobilissima dama spagnola stabilitasi con la sua famiglia a Napoli. O forse «Monna d’Isa», alias Isabella d’Este, tra le signore più potenti e rappresentate del Rinascimento, alla corte della quale Leonardo, effettivamente, soggiornò.


Alberto Angela, lei è nato a Parigi, quando si è innamorato della Gioconda?
«Non ci si innamora della Gioconda, ma attraverso di lei noi tutti ci innamoriamo del genio di Leonardo da Vinci. Il primo impatto è di curiosità, Leonardo è un uomo straordinario, unico, nella sua epoca e nel suo modo di pensare. La Gioconda si conosce un po’ per volta, i suoi occhi, da qui il titolo del mio libro, ti chiedono di approfondire un’epoca e una persona che studiava il mondo con intelligenza. Attraverso gli occhi della Gioconda si può entrare nella mente di Leonardo».


Qual è l’argomento al quale si è dedicato con più passione?
«La Gioconda ti permette di fare un viaggio, ogni punto del quadro dove cade l’occhio può raccontare qualcosa del passato: i vestiti, il paesaggio, come Leonardo era riuscito a inventare una prospettiva tutta sua: la prospettiva aerea basata sullo spessore dei colori: più le cose sono lontane, più sono azzurrine o grigie, un codice dei colori per dare la profondità. Nessuno l’aveva mai fatto prima».


Qual è la novità del suo saggio?
«L’argomento, effettivamente, è inflazionato, io mi sono domandato come potevo dare una nuova visione. L’ho fatto capovolgendo le cose: non parlando della Gioconda, ma facendo in modo che la Gioconda ci parli di Leonardo e ci racconti della sua vita e della sua epoca. È un quadro unico, che contiene tutte le astuzie, tutti gli studi e tutto il sapere di Leonardo».


Molti documenti che parlavano di Leonardo sono purtroppo andati persi.
«Del mondo di Leonardo abbiamo, soprattutto, dei quadri favolosi. Ci sono Il Cenacolo a Milano, La Gioconda, La Vergine delle Rocce, San Giovanni Battista, in Francia, invece agli Uffizi c’è l’Annunciazione, opera straordinaria. Altri sono a Londra. Leonardo è sparso sul territorio. Oltre ai quadri ci sono i Codici. Poi, ogni tanto, emergono opere riferite a lui».


E allora?
«Mi sono fatto una domanda: come possiamo oggi scoprire qualcosa di nuovo su Leonardo? A parte il colpo di fortuna in qualche mercatino o in in certe vecchie raccolte di documenti in archivi e biblioteche. Ma ho scoperto che il più grande esperto mondiale di Leonardo, il professor Carlo Pedretti, che ha fatto la consulenza al libro, firmandone anche la prefazione, ha trovato cose nuove sul genio del Rinascimento. Come si fa a studiare una persona dopo 500 anni? La risposta è: con un gioco di specchi, o, se vogliamo, giocando di sponda, come a biliardo».


Come è possibile?
«Andando a cercare dei documenti che ci parlino di lui, indirettamente. Come una nota a margine, su un testo latino, che recita, più o meno: "In questo testo si fa riferimento a un’opera di Apelle ma, in fondo, è quello che Leonardo ha fatto nella Gioconda che ho visto nell’ottobre del 1503". Da questo noi sappiamo che in quella data la testa della Gioconda era stata dipinta. Da questi echi gli esperti riescono a scoprire, in modo indiretto, cose nuove».


Si dirà mai l’ultima parola sul mistero della Gioconda?
«L’unico che potrebbe dare una risposta sull’identità della Gioconda è Leonardo stesso. Difficile? Lui, Leonardo, ha dato un’indicazione abbastanza potente. Sappiamo che la Gioconda dovrebbe essere stata fatta in un anno, dovrebbe essere Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, quindi la Gioconda, il Vasari lo conferma, ma la sua descrizione non corrisponde alla donna che vediamo al Louvre».


E allora?
«Scopriamo, attraverso la lettera di un segretario, che quando Leonardo era in Francia, riceve un potente religioso d’Aragona e gli rivela che La Gioconda gli era stata commissionata da Giuliano de’ Medici, fratello del Papa e non da Francesco del Giocondo. Da questo, e da molti altri elementi raccolti, il professor Carlo Pedretti è giunto alla conclusione che la Gioconda ritragga in realtà, Pacifica Brandani, che fu amante di Giuliano e madre di Ippolito de’ Medici».


Allora si dovrebbe chiamare «Monna Pacifica»?
«Il nome corretto potrebbe essere Monna Pacifica, oppure La Medicea o la Brandani. l’idea è che Leonardo in realtà abbia fatto due quadri: uno per Francesco del Giocondo, andato poi perduto, e poi un secondo, che oggi si trova al Louvre, che in realtà è Monna Pacifica. Oppure ha fatto un solo quadro, ma che non ha consegnato mai e oggi si trova al Louvre. Ma è fortemente probabile che oggi al Louvre ci sia il ritratto di questa donna di Urbino, Monna Pacifica, che rimase incinta e morì di parto dando alla luce il figlio di Giuliano de’ Medici».


Molto affascinante l’ipotesi che Monna Lisa sia in realtà Isabella d’Este.
«Isabella d’Este Leonardo l’aveva già rappresentata, in modo diverso: una volta a Mantova, con un’opera poi andata distrutta, e con un cartone. Ma c’è una cosa che deve farci riflettere: tutte le donne dipinte da Leonardo hanno qualcosa in mano, Ginevra con un ginepro, la Dama con l’ermellino, Isabella d’Este con un libro. Ma la Gioconda non ha nulla: solo le mani giunte».


La conclusione?
«La realtà è che nella Gioconda ci sono: lo sfumato, la prospettiva aerea, una particolare torsione del busto: tutte le cose più belle che Leonardo sapeva fare: forse non sapremo mai chi è Monna Lisa, ma certamente la Gioconda è il senso del bello interpretato da Leonardo».


Domani, giovedì 24 novembre 2016 alle 18 alla libreria la Feltrinelli Libri e Musica di via Appia Nuova 427, Alberto Angela presenterà il suo saggio «Gli occhi della Gioconda - Il genio di Leonardo raccontato da Monna Lisa», edito da Rizzoli, 347 pagine, 22 euro, anche in e-book (euro 9,99).

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500