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Isole di plastica, Help dalla Sicilia

Da oggi in mezzo al mare il grido d’aiuto ideato dall’artista Finucci. A Mozia monumentale installazione realizzata con 5 milioni di tappi usati

Giorno dopo giorno, silenziosamente, si sta formando un nuovo stato privo di abitanti, colorato, artificiale, terribilmente nocivo per l’ambiente. Cresce nelle acque di tutti gli oceani e forse col passare del tempo diventerà un continente. È un arcipelago fatto di tante isole, le cosiddette Garbage Patch, le immense isole di plastica e spazzatura che galleggiano negli oceani di tutto il globo. Una distesa sterminata e frammentaria di plastica corrosa dal mare e disgregata nell’acqua a cui si aggiunge il pulviscolo della microplastica. E così l’agenzia ambientale governativa americana NOAA ha calcolato che queste isole probabilmente sono arrivate ad occupare una superficie totale pari a circa 16 milioni di chilometri quadrati. Sono ovunque, dal Nord al Sud Atlantico, dall’oriente all’occidente e fino all’Oceano Indiano. La più grande, pari a circa 8 milioni di chilometri quadrati, è nel Pacifico, grosso modo fra Cina, Giappone e coste californiane degli Stati Uniti. Solo in questo oceano si calcolano, ad oggi, circa cento milioni di tonnellate di rifiuti che rimangono intrappolati e ammassati dalle correnti. Mentre le civiltà del passato hanno lasciato le Piramidi, il Colosseo, il Partenone, Piazza della Signoria, la Basilica di San Pietro, la Tour Eiffel e via discorrendo, noi saremo ricordati come la civiltà della plastica e della spazzatura: ecco la nauseabonda eredità che lasceremo alle epoche future, ammesso che ce ne siano altre dopo la nostra, così letale ed invasiva. Siamo predatori insaziabili e consumiamo tutte le risorse del pianeta, facciamo sciogliere i ghiacciai, estinguere le specie animali, inquinando a tutto spiano, senza alcun limite etico. E così, a partire dal 25 settembre, un grido d’aiuto partirà da una piccola isola del Mediterraneo, da Mozia, situata sulla costa occidentale siciliana nello stagnone di Marsala (Trapani).

È l’ installazione «Help, l’età della plastica», ideata dall’artista Maria Cristina Finucci che da tempo utilizza il linguaggio radicale dell’arte per sensibilizzare i rappresentanti della società civile sull’emergenza delle Garbage Patch tanto da aver simbolicamente ufficializzato l’11 aprile del 2013, a Parigi, nella sede dell’Unesco, il Garbage Patch State come una vera e propria nazione, dotata di una bandiera, una costituzione, delle leggi e delle ambasciate.

Così a Mozia, nel bel mezzo delle mirabili rovine fenice, la parola HELP viene scritta attraverso l’assemblaggio manuale di oltre 5 milioni di tappi usati di plastica colorata racchiusi in gabbioni metallici, con grandi lettere tridimensionali (alte fino a 4 metri ciascuna per una estensione totale di circa 1.500 metri quadrati). Sono un po’ le grottesche e inquinanti «rovine» che lasciamo alle civiltà del futuro e attraversandole a piedi sembrano quasi un labirinto policromo che mescola il senso del gioco alla tragedia del disastro ambientale. Dall’alto invece la parola HELP è chiarissima, potente e si rivolge al cielo, come in una richiesta d’aiuto senza appello, urgentissima. Di notte, illuminata, sembra un gigantesco fuoco acceso su un’isola da naufraghi disperati, in attesa di soccorso, con un effetto quanto mai coinvolgente. Questa iniziativa quanto mai lodevole e sintonizzata sulle emergenze del nostro tempo è promossa e realizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo in collaborazione con la Fondazione Whitaker, nell’ambito del progetto Wasteland - The Garbage Patch State diretto da Paola Pardini, che si è sviluppato a partire dal 2013 con il coinvolgimento di organismi internazionali, aziende, fondazioni, associazioni, università. Come spiega appassionatamente Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro, «nel progetto dell’Arch. Finucci non c’è soltanto denuncia, ma anche la volontà concreta di contribuire ad impedire che il fenomeno del Garbage Patch continui ad implementarsi e a distruggere l’ecosistema su cui la nostra civiltà si fonda.

Il grido "HELP" è un grido che la Fondazione Terzo Pilastro non soltanto condivide ma fa proprio da tempo, con la difesa ad oltranza della bellezza, della storia e della cultura del bacino del Mediterraneo in tutte le sue implicazioni». Insomma, se non ci sbrighiamo ad abbracciare modi di vita più ecologici saranno queste le uniche isole su cui andare in vacanza prima del naufragio definitivo.

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