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Quando il design sconfina nell’opera d’arte

Ingegneri, estetici e storici in conflitto sulla natura della produzione industriale

Quando il design sconfina nell’opera d’arte

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Arte o design? Artisti o artigiani? L’eterna diatriba tra oggetti d’uso e espressione artistica non cenna a placarsi. Anzi. Si moltiplicano le cause legali intentate dalle aziende che chiedono ai giudici la tutela garantita dalle norme sul diritto d’autore. Ma un letto o una lampada possono essere considerati alla stregua di un dipinto o una canzone?

La questione si complica quando si pensa che il design è già approdato nei musei, dal Design Museum di Londra al Bauhaus Archiv Berlino, dal Designmuseo di Helsinki al Mad Museum di New York, al MAK di Vienna o al dipartimento di design del MoMa. Senza dimenticare alcune opere davvero di confine che vengono ancora prodotte a livello industriale e semi-industriale come quelle di Salvator Dalì: il divano a forma di labbra di Mae West e la lampada da terra Bracelli.

Sulla carta la distinzione è quella tra un oggetto indifferente alla sua funzione e uno che, al contrario, trova nella funzione la propria ragion d’essere. Vittorio Sgarbi sembra non avere dubbi: «Un letto serve a dormire e deve essere fabbricato innanzitutto per soddisfare questa esigenza. Il fatto che marketing e propaganda pubblicitaria possano fare leva sul suo valore estetico non modifica la sostanza delle cose». Una convinzione sposata anche dal critico Gillo Dorfles per il quale «l’oggetto di design non deve essere fatto con lo scopo di diventare un oggetto d’arte: deve corrispondere alla sua funzione, non soddisfare lo sfizio di essere solamente artistico».

Della natura afunzionale dell’opera d’arte parla anche Alessandro Mendini: «Il progetto completamente privo di funzione è l’arte, il progetto ad altissima funzione è il jumbo jet che non mi capiterà mai di progettare, ecco: più mi avvicino all’arte e meglio mi trovo». Discorso a parte merita l’architettura. «È un’esperienza fisica e sensoriale perché ci si va dentro - afferma Ettore Sottsass - Dipende anche da cosa si intende per arte: se si dice che qualcosa è "un’opera d’arte" allora anche un’operazione chirurgica può essere un’opera d’arte e anche un barbiere può fare un’opera d’arte».

Nel dibattito intervengono i maestri del design. Proprio quelli che si prendono meno sul serio. «Una cosa importante nel design è essere generosi - dichiara Vico Magistretti - Bisogna sapere che la gente può copiare. E chi se ne importa, vorrà dire che si farà un’altra cosa. Alla fine la copia è un complimento, quindi non bisogna preoccuparsene». Vallo a dire alla lampada Arco che vince la palma dell’oggetto di design più imitato. Nel 2007 ricevette dal Tribunale di Milano una tutela sul diritto d’autore identica a quella valente per le opere d’arte. Ma la lista degli oggetti più «copiati» è molto, molto lunga.

Con buona pace di Marcel Duchamp e della sua «Fontana». Il «ready-made» non dirime i nostri dubbi ma di certo sposta i confini di una discussione destinata a restare aperta. Chissà per quanto ancora.

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