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Al Teatro di Roma favorito Cutaia

Per la presidenza il sindaco Marino preferirebbe una donna. In discesa Borgna e Cipolletta

Al Teatro di Roma favorito Cutaia

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Saltano le nomine del Teatro di Roma previste per ieri pomeriggio: fra Regione, Provincia e Comune non c’è accordo per la quarta volta: tra le proposte vociferate nei giorni scorsi, resterebbe Ninni Cutaia come direttore artistico, lasciando invece decadere alla Presidenza sia Gianni Borgna sia Innocenzo Cipolletta, perché al Sindaco Marino piacerebbe di più una donna. Intanto non si capisce per quale arcana dietrologia non sia stato confermato l’ottimo binomio formato da Franco Scaglia alla Presidenza e dal regista Gabriele Lavia alla direzione artistica, un sodalizio armonioso e costruttivo che ha regalato alla Capitale una forte apertura culturale, accrescendo il numero delle presenze e degli abbonati e trasformando l’Argentina in un polo di riferimento per la città così come dovrebbe essere ogni teatro stabile. Un solo triennio non prorogato, alterando una prassi consolidata, è troppo poco per verificare una linea di condotta e una virata non è auspicabile in un periodo tanto critico sul piano etico ed economico. La scelta poi di scartare figure provenienti dalla pratica del teatro per favorire burocrati o professionisti di altri settori, profilatasi dopo aver bocciato l’ipotesi di Alessandro Gassman, non è per nulla lungimirante in una dimensione speciale, esclusiva e altamente complessa come quella del palcoscenico. Si allontana così ogni speranza di mantenere un universo culturale e artistico davvero libero dalla pastoie delle appartenenze, dal bieco gioco dei favoritismi e dalla pressione degli interessi economici e politici. «Il Teatro di Roma ha virtuosamente gestito le proprie risorse chiudendo sempre i propri bilanci in pareggio: rappresenta, con i suoi 40 dipendenti, una struttura agile che garantisce ogni anno almeno 400 assunzioni tra personale artistico e tecnico - commentano i lavoratori - Ci aspettavamo un’appropriata soluzione soprattutto alla luce della riforma prevista dal Mibact per la ripartizione del Fus, che ci vede naturalmente proiettati verso la collocazione tra i Teatri Nazionali».

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