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Santo subito per il miracolo a suor Marie

di RODOLFO LORENZONI Negli stessi anni in cui Giovanni Paolo II «il grande» offre al mondo la sua sofferenza causata in larga misura dal morbo di Parkinson, la medesima malattia viene diagnosticata a una piccola suora francese. Si chiama Marie Simon-Pierre Normand e appartiene alla congregazione delle Piccole suore della maternità cattolica. Conduce un'attivissima vita religiosa di servizio, fino a quando il suo sorriso comincia a spegnersi. Dolori, tremiti e rigidità muscolari la tormentano, e la forte insonnia la condanna a un supplemento notturno di sofferenza. È mancina, e poiché il male le ha attaccato la parte sinistra del corpo, non ce la fa più a scrivere. Tre cose la consolano: la fede, l'affetto delle sue consorelle, l'amore per Giovanni Paolo II. Segue da sempre il Papa polacco in tv, in tutte le cerimonie che presiede, ma ora lo sforzo è troppo forte e quindi talvolta è costretta a rinunciare. «Era la Pasqua del 2005 - racconta suor Marie - e desideravo vedere il nostro Santo Padre in televisione perché sapevo, nel mio intimo, che sarebbe stata l'ultima volta che avrei potuto farlo. Era tutta la mattina che mi preparavo a quell'"incontro": lui mi richiamava a quello che io sarei stata tra qualche anno. Ma non ce la feci a resistere per vedere il Papa. Poi, all'annuncio del decesso di Giovanni Paolo II, mi è caduto il mondo addosso. Avevo perso l'amico che mi capiva e mi dava la forza di tirare avanti. In quei giorni avvertivo la sensazione di un grande vuoto, ma avevo anche la certezza della Sua presenza viva». Proprio nel periodo successivo alla morte di Wojtyla, i suoi sintomi peggiorano con rapidità: a tratti la gamba sinistra si blocca del tutto, il fisico deperisce, non può più lavorare per la comunità, l'esaurimento nervoso la sfianca. E quando Benedetto XVI annuncia che la causa di beatificazione di Giovanni Paolo verrà avviata immediatamente, le sue consorelle prendono una decisione irrevocabile: pregheranno incessantemente il Papa appena scomparso affinché suor Marie Simon-Pierre possa guarire. Un pomeriggio la madre superiora le porge una stilografica e le chiede di scrivere il nome di Giovanni Paolo II su un foglio, quasi ad invocare la sua grazia; dalla penna esce solo uno scarabocchio illeggibile. Ma la sera stessa suor Marie è assalita da un impulso incontenibile, come se una voce le ordinasse di provare nuovamente a scrivere il nome dell'amato Karol: stavolta la grafia è perfettamente leggibile, sulla carta si può leggere chiaramente «Giovanni Paolo II». La suora cade di colpo nel sonno e dorme di filato fino alle 4,30 del mattino, perché l'insonnia è scomparsa. «Mi alzo improvvisamente dal letto - racconta - il mio corpo non è più indolenzito, non c'è nessuna rigidità e interiormente non sono più la stessa. Poi, una chiamata interiore e il desiderio di andare a pregare davanti al Santissimo Sacramento. Scendo in oratorio e rimango in adorazione. Provavo una profonda pace e senso di benessere; un'esperienza troppo grande, un mistero, difficile da spiegare a parole». Ha scritto G. K. Chesterton: «La cosa più incredibile dei miracoli, è che accadono»: anche stavolta un miracolo è accaduto, il mistero si è manifestato in quel che può essere comprensibile all'uomo. Il neurologo che tiene in cura suor Marie Simon-Pierre conferma: i sintomi del morbo all'improvviso sono tutti scomparsi, nonostante l'interruzione del trattamento medico quasi una settimana prima della visita. «Ho ripreso a lavorare normalmente, non ho alcuna difficoltà a scrivere e guido anche per lunghissime distanze: posso dire davvero che l'amico che ha lasciato la nostra terra è molto vicino al mio cuore. Il Signore mi ha dato di vivere per l'intercessione di Giovanni Paolo II». Oggi la piccola suora dal sorriso radioso e dagli occhi vivaci è potuta tornare ad occuparsi dei bambini in un reparto di maternità di un ospedale francese. Grazie a questo miracolo, suor Marie Simon-Pierre Normand è tornata alla vita; grazie a questo miracolo, Karol Wojtyla diventerà beato. 17-continua

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