venerdì 29 agosto 2014
.
Sfogliatore
ACQUISTA EDIZIONE
LEGGI L’EDIZIONE
22/10/2010 05:30

di MARIO BERNARDI GUARDI
Sono fascisti i ragazzi di Casa Pound e del Blocco Studentesco? È da qualche anno che politici, giornalisti, sociologi si pongono la domanda ed è da qualche anno che non riescono a dare e a darsi una risposta convincente.

Perché non appartengono a nessuno, se non a quella che loro chiamano la bellezza. Ma che cos'è? Il romanzo di Domenico Di Tullio ("Nessun dolore. Una storia di Casa Pound", Rizzoli, pp. 225, 16,50 euro) cerca di spiegarlo. Diciamo subito che Di Tullio è - e ci tiene ad esserlo - l'avvocato di Casa Pound. Diciamo ancora che Di Tullio - quarantenne - ha - e ci tiene a rivendicarlo - un passato militante nella Destra romana più effervescente. Diciamo infine che Di Tullio è - e non manca di ripeterlo - un uomo di legge che lavora duro per garantire ai suoi assistiti una difesa professionalmente seria e bene attrezzata (e uno degli eroi del romanzo ne ha proprio bisogno, visto che si trova implicato in una brutta faccenda, con tanto di coltellata affibbiata a un "pusher"), ma è anche un amico che nelle avventure e nelle sventure ci entra col cuore che batte, e con una simpatia e una complicità che crescono e trovano di giorno in giorno più salda ragion d'essere. Ed è qui che ritorna la parola magica "bellezza". Bellezza in giro per una Roma "plurale": Prati, Monti, Garbatella, Parioli, Esquilino… con la tartaruga dei "poundiani" e la folgore dei "blocchetti", a fregiare il territorio. Ma in che modo? Certo, con un attivismo testardo e irriverente che nell'ultimo lustro ha conquistato migliaia di studenti affascinati da un "nuovo" che è pieno di "antico" e addirittura sfodera l'"eterno" - miti, riti, simboli, itinerari di formazione, prove e sfide - per affascinare menti e cuori, tutto magari travasando nella allegra, sudata aggregazione di un concerto o di un corteo. Ma c'è dell'altro. Casa Pound non è solo un nome suggestivo, un punto di incontro giovanile e movimentista, un laboratorio di idee e di iniziative: è anche, propriamente, una "casa". Meglio, un palazzo di sei piani, al quartiere Esquilino, in via Napoleone III 8, dove vivono 23 famiglie, 70 persone, 12 bambini. Dove non entra droga, dove si lavora e si fa buona guardia perché non si affacci nemmeno uno spinello. È questa la "bellezza"? Intendiamoci: non abbiamo a che fare con dei "santi". I profili disegnati da Di Tullio - compreso il suo autoritratto - ci parlano piuttosto di "fanti". Adolescenti che si innamorano come Dio e le "pischelle" comandano, maschi con tanto di istinto "guerriero". Ma senza la vocazione gladiatoria e funebre, funesta e feroce degli anni '70, quando "fasci" e "compagni" andavano in giro con la morte accanto, e la davano, all'occorrenza, la morte. Perché se è vero che ancora ci si scontra e che la stagione dei veleni e dei pregiudizi non è finita, è altrettanto vero che a prevalere stavolta è la voglia di vita. La tua e quella del tuo avversario. A cui semmai devi far vedere - ed ecco il distintivo, un po' narcisistico, di Casa Pound, che vali più di lui non in termini muscolari, ma perché sei "di più": più bello (e perché no?), più generoso, più aperto. E mettici dentro anche la lealtà, la solidarietà e la purezza di cuore ("giovinezza, giovinezza, primavera di purezza"?), insomma le insegne di nobiltà per cui vai in galera al posto di un altro. Tranquilli: non ci sarà "nessun dolore".

Redazione online






consenso al trattamento dei dati
I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione






Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta
Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

Copyright 2001 Quotidiano IL Tempo srl tutti i diritti riservati - Gerenza - Pubblicità