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Un «fantasy» visionario e violento

Realizzatinegli anni Ottanta da Alan Moore e andati incontro a un grande successo anche perché, in quei tempi di Guerra Fredda, facevano leva anche sulla paura di un possibile catastrofico conflitto atomico. Quella, però, era soprattutto la cornice perché l'attenzione più viva veniva fatta ricadere su un gruppo mascherato di sorveglianti (gli watchmen, appunto) che, con metodi spesso anche violentissimi, tenevano a bada il crimine. Vietate per legge le loro maschere, alcuni si erano ritirati, altri, invece, avevano proseguito nelle loro imprese trasformandosi, con gran spargimento di sangue e sete di vendetta, in vari e propri giustizieri della notte. Vittime, alcuni, a un certo punto di una cospirazione che tendeva a eliminarli ad uno ad uno. Da qui il resto, con l'unico tra loro che si era rifiutato di togliersi la maschera - lo chiamavano «Rorschach» perché si nascondeva la faccia dietro un velo su cui, in bianco e nero, si vedevano proprio le celebri «macchie di Rorschach» - e che adesso si era messo quasi sadicamente a far giustizia ai danni di quanti si stavano mettendo contro gli antichi giustizieri. La sue gesta, e una molteplicità di altre attorno ad opera di amici e di nemici, le porta adesso sullo schermo Zack Snyder, il regista di «300» che facendosi coadiuvare nella stesura del testo da Dave Gibbons, autore, insieme con Moore, di quei fumetti da cui tutto prende l'avvio, mette in piedi un macchinone in cui gli effetti speciali son posti puntualmente al servizio delle situazioni più mirabolanti ed impensabili, quasi sempre all'insegna della più efferata delle violenze. Di conseguenza, anche se la cifra tende a rispettare un certo realismo, tutto è fantasioso e visionario, con personaggi dotati di poteri sovrumani, con situazioni che spaziano tra cielo e terra quasi soltanto per suscitare angosce, a cominciare da quei lunghi titoli di testa in cui l'ora dell'esplosione atomica è inesorabilmente scandita partendo addirittura da quei Sessanta che videro a Dallas uccidere Kennedy. Uno spettacolo, perciò, che può anche coinvolgere, specialmente perché, oltre ai fatti in sé, sempre angosciosissimi, sciorina, ad ogni svolta, figure quasi magiche, un supereroe tinto in azzurro, un uomo gufo, un imitatore di Alessandro Magno, un truce vendicatore detto «Il Comico», una bella maliarda dispensatrice di grazie e di terrori. Per tutti i gusti, insomma.

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