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Quegli anni di piombo rievocati con gli euro tolti ai contribuenti

Eppurece l'avevano promesso pochi mesi fa, in occasione dell'uscita del documentario sulle Br «Il sol dell'avvenire»: mai più soldi pubblici a film che hanno posizioni ambigue su assassini e terroristi. E invece siamo da capo, con la polemica per i fondi alla pellicola sulla vita di Sergio Segio e su Prima Linea. Ripercorriamo le tappe della vicenda: nei giorni scorsi, dopo la concessione di un finanziamento pubblico e del patrocinio del Comune di Milano ad un film tratto dal libro «Miccia corta. Una storia di Prima linea» di Sergio Segio, l'Associazione dei familiari delle vittime del terrorismo, ovviamente e giustamente, insorge e minaccia di rimandare al mittente le onoreficenze ricevute per l'assassinio dei loro parenti. Segio, militante dell'organizzazione terroristica Prima Linea, tra gli anni Settanta e Ottanta, si è reso responsabile di diversi omicidi. Condannato all'ergastolo ha scontato 22 anni. Gli attori del film, «La prima linea», attualmente in realizzazione in Piemonte diretto da Renato de Maria, sono il «bel tenebroso» Riccardo Scamarcio nel ruolo di Segio e Giovanna Mezzogiorno in quello della sua compagna Susanna Ronconi. Le polemiche montano, in tanti lanciano l'allarme e il direttore generale per il cinema del ministero dei Beni Culturali, Gaetano Blandini, spiega che la sceneggiatura del film è stata sottoposta anche alle associazioni. Comunque se la pellicola risulterà «apologetica del terrorismo, il contributo verrà ritirato». Il Comune di Milano fa di più e cancella subito il patrocinio. Scamarcio prova a fare il pompiere, in un'intervista a Gente in edicola oggi, tenta di addolcire le polemiche: «L'analisi dei fatti passati può aiutare a capire meglio l'oggi. Il cinema è intrattenimento, ma se riesce a far riflettere è anche meglio. Il film - aggiunge l'attore - parte da una presa di coscienza seria di quest'uomo che ammette la sua colpa per aver commesso delitti orrendi; poi va a ritroso e ricostruisce i fatti, terribili. Segio ha scontato 22 anni di carcere per il male che ha causato, ma ne ha anche subito. Questo non basterà a innescare un meccanismo di perdono, lo comprendo. Ma impedire al cinema di analizzare un argomento - conclude Scamarcio - sarebbe un modo per alimentare ancora di più odio e violenza». Resta sottinteso che ognuno può parlare di quello che vuole. Dove vanno a finire i soldi dei contribuenti è un altro paio di maniche. Eppure fare film intelligenti e «non apologetici» non è difficile, il nostro cinema ne ha prodotti parecchi. Il primo, celebratissimo, uscì firmato da Gianni Amelio quando il piombo ancora scottava, nel 1982, il film era «Colpire al cuore», con Jean-Louis Trintignant e Laura Morante. Poi «La seconda volta», con le belle interpretazioni di Valeria Bruni Tedeschi e Nanni Moretti. Ancora l'interessante «È più facile per un cammello...», diretto proprio da Valeria Bruni Tedeschi, «Buongiorno, notte», di Bellocchio e «Arrivederci amore ciao» di Michele Soavi.

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