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Tra il circo di Giletti e l'omosessualità

Ma il bello della diretta doveva ancora arrivare, ed è stata la tv di Stato la domenica pomeriggio ben poco «in» ma a piena fascia protetta a fornirci un segnale dei valori politically correct dell'Italia che vota Dario Franceschini (per lui dovranno fare la traduzione simultanea dal ferrarese). Meditavo ancora sull'elezione del nuovo segretario del Pd che si esibisce nel giuramento sulla Costituzione (per carità, la legge fondamentale è una cosa seria e nessuno la mette in pericolo) e stavo sonnecchiando sul divano, con la gattina in grembo, quando il dialogo che avviene sullo schermo attira non solo la mia attenzione ma mi lascia di stucco.

Tra il circo Barnum di Massimo Giletti, intenti a dissertare da oltre mezz'ora di omosessualità (una malattia? un peccato alla Buttiglione? o una scelta legittima?), un giovanotto d'altri tempi, pizzetto ed occhialini sufficientemente gaudenti, si è lanciato in un elogio entusiasta e senza alcuna perifrasi dell'organo sessuale maschile: «Chi lo ha provato - afferma pressappoco con un sorriso a trentadue denti - non ne può più fare a meno e non lo dimentica».


Dove l'articolo «lo» era molto determinativo. Nei giorni precedenti un canzonettista di successo, esibitosi al Festival, era stato rimproverato perché la sua canzone invitava un gay a ritornare sui suoi passi. Mentre Iva Zanicchi si era fatta un po' compatire perché è poco elegante che una signora attempata si esibisca in desideri erotici che nella vita reale sono forse soltanto un pallido ricordo. Tv spazzatura? Purtroppo sì. Siamo ancora frastornati dalle performance di Wladimir Luxuria sull'Isola dei Famosi. Dobbiamo rassegnarci: essere gay è più «in», oseremmo dire, persino più di sinistra.

Guai se il Papa e i cattolici si permettono di dire la loro opinione: nel salotto-suburra di Giletti, persino Papa Benedetto XVI viene evocato come espressione di una pratica religiosa bigotta. Del resto il nuovo eroe del momento è Peppino Englaro che si permette di chiamare «barbarie» (il signore sì che se ne intende!) un disegno di legge all'esame di un libero Parlamento. A pensarci bene il Paese deve un po' di gratitudine a Walter Veltroni: ha contribuito, con la sua idea di partito a vocazione maggioritaria, a liberare il Parlamento dalle fazioni comuniste e da eletti unicamente in base alle loro legittime vocazioni sessuali. Proprio oggi, intanto, ci hanno ricordato che siamo ancora in tempo a versare 107 euro per il pagamento del canone Rai, maggiorato di una piccola sovratassa.

Ma ne vale veramente la pena? Ormai assistiamo soltanto a talk show faziosi, siamo costretti ad identificare la libertà di opinione e di stampa nelle tirate antiberlusconiane dei Santoro e Floris di turno. Lo sport si trova solo sulle tv a pagamento. Lo stesso dicasi dei film. E se qualcuno proclamasse la disobbedienza civile sul canone?
 

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