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Mina accende Sanremo<br/>Benigni fa polemica politica

Mina accende Sanremo<br/>Benigni fa polemica politica

Il comico Roberto Benigni

{{IMG_SX}}E poi insinuano che il Festivalone non sia lo specchio del Paese. Nel giorno in cui la testa di Walter rotola come il barattolo dell'immortale hit di Gianni Meccia, un paio di senatori del Pd cercano di tirare su il morale al centrosinistra proponendo Mina per lo scranno di Palazzo Madama.


Quello a vita, certo: in modo che qualcuno, pur nell'assenteismo generale, riesca a vederla in 3d, meglio di quanto non sia stato possibile nella sigla della kermesse sanremese. Dentro e fuori dell'Ariston, intanto, si giocavano le sorti magnifiche e progressive della nostra politica: addio Soru e Veltroni, mentre sul palco l'europarlamentare Zanicchi rivendicava il diritto a godere delle gioie della vita in grigio, e i gay capitanati da Grillini chiedevano par condicio rispetto a Povia, sospetto di omofobia.

Arriveranno in platea, inquadrati per l'ovazione a Benigni che recita la lettera di Wilde incarcerato al giovane amante, poi si beccheranno i fischi (squallidi) del pubblico. Non bastasse, ecco spuntare le camicie rosse dei giovani comunisti, qui per difendere il popolo dai soprusi. Lo scoglio di Quarto è lontano, ma si avverte l'esigenza di una qualche eroica impresa. Come presidiare la ridotta del Festival attorno al tenente Bonolis, evitando la capitolazione alle truppe aerotrasportate del colonnello Murdoch. Prima o poi accadrà: nel frattempo viva l'Italia, grazie dei fior, e nessun dorma.

Mina vagante. Il mio mistero è chiuso in me, canta la Tigre scippando la Turandot. Ma stai a vedere che il motivo per cui la sora Mazzini ha scelto la reclusione è perché è uguale a se stessa da decenni: un disco l'anno, la solita tinta all'henné sulla crocchia di capelli, gli occhialoni di una vita, magari comprati alla bancarella. Eppur si muove, apre la bocca, intona l'aria in chiave adeguatamente pucciniana, insomma sembra in grado di intendere e volere. E dunque meritevole della candidatura a senatrice a vita. Sul maxischermo, si viaggia nello spazio e nel tempo: la storia della musica italiana, dai canti gregoriani ai giorni nostri. Da Verdi a (ehm) i Pooh. La piccola Beatrice, chiamata ad aprire la kermesse, osserva perplessa. I bambini mica fanno sempre oooh.

I fratelli Capone. Quando spunta Laurenti ci si torna a chiedere come faccia a cantare gli evergreen con quella voce imperiale e a trasformarsi in Paperino quando parla. Del resto, anche il sor Paolino è un ex balbuziente hard. Insieme viaggiano in calesse, come Totò e Peppino. Premio Battuta della sera: «A maè, vestito così de rosso sembri n'eritema».

Que viva Piovan. Era apparsa morta moruta nel film "La ragazza del lago": un invito alla necrofilia. Quando scende dallo scalone ecco materializzarsi dietro di lei l'incubo di ogni soubrette, il tacco che si inceppa nel vestito. Agli spettatori si schiude il sogno proibito: da Trieste a Canicattì, le mogli picchiano i mariti rimasti con il boccon di cena a mezz'aria.

Qui Nueva York. Solo Ruggero Orlando buonanima avrebbe saputo rendere sapido il collegamento con D'Escoto e l'Onu. A casa, in molti si ricordano che devono pisciare.

Benigni maligno. Il pasticciaccio brutto dell'accordo tra l'attore e la Rai sul materiale d'archivio è la miccia accesa sotto il pavimento del teatro. I maggiorenti di Viale Mazzini sono costretti a diffondere una nota per dissipare i dubbi su un affare a perdere: nessuna cessione dei diritti tv, l'emittente di Stato mantiene «intatta e totalmente utilizzabile in perpetuo» la chance di poter utilizzare su ogni piattaforma il materiale interpretato da Robertaccio. Che però è furioso per gli attacchi ricevuti da sinistra.

Del Noce (beccato durante la diretta a inviare i suoi leggendari sms) lo invita a volare alto nell'empireo dell'arte. Prima del suo monologo, nei camerini c'è chi si fa il segno della croce. Eccolo: due secondi e nomina (visto?) Berlusconi, lo evoca davanti al Quirinale e in Sardegna («ma gli interessa la Corsica, ad Ajaccio ha tutti i parenti, da Napoleone in giù»). Gli chiede di diventare un mito come Mina («che si fa vedere, solo in video come Bin Laden»), spostandosi sempre più lontano fino a diventare il Padreterno. («Ma ti ricordavo più piccolo, hai cambiato Costituzione»?).

Si toccano le leggi ad personam, si bastona Mastella («hanno pagato il conto per quando si immolò facendo cadere Prodi»). Dice: «Gli italiani vogliono la certezza della cena». Irresistibile, mentre Del Noce diventa terreo. Immancabile l'affondo a Veltroni: «Lo slogan è rialzati Walter, c'è Montecristo, magari prendi la maggioranza nelle Eolie». Ridicolizzata la Zanicchi, nominata la patonza di Orietta Berti. Il finale è altissimo, con la notazione degli omosessuali («non sono fuori del disegno di Dio») torturati e uccisi nei lager perché colpevoli di essersi innamorati, e lo scritto di Oscar Wilde che suggeriva al suo amato di fuggire in Italia, evitando la persecuzione in Inghilterra. Chapeau. Anche per aver lasciato senza parole Paolino chiedendogli del Cavaliere.

Ed ecco a voi. Ora vi siete fatti un'opinione delle canzoni, a meno non siate crollati sul divano, russando orrendamente, ma con la stessa intonatura di alcuni big. Patty Pravo questo suo pezzo non riesce proprio a cantarlo, ed è un peccato. Sarà per via dei punti a croce che suturano la sua bocca amorevolmente ridisegnata. Il nude look a sessant'anni potrebbe essere un azzardo, ma è il Festival delle tardone che avvampano. Povia cerca di cavarsela con il cartellone "Nessuno in fondo sa come è fatto un altro", Grillini legge l'sms di un amico che ha perso il compagno.

La platea disapprova, e non è un momento di civiltà. Poi le eliminazioni non definitive: fuori per ora il lunare Tricarico, gli alieni Afterhours e la bollente Zanicchi. Due dei sei tagliati tra ieri e stasera verranno ripescati per la finale. E allora si può comodamente giocarsi la puntata su Carta, mentre altri mettono i soldi su Renga e i bookmakers non perdono di vista Dolcenera. Se poi trionferà l'onorevole Iva (o Leali, o Al Bano), potremo riaccomodarci nella capsula del tempo e aspettarci all'Ariston Gian Pieretti e Nicola Di Bari, mentre Pajetta e Longo rinnoveranno la sinistra.

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