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La nascita: il mistero più gioioso

Nel Maine, addirittura nell'acqua di una piscina animata dai giochi e dai gridi dei delfini. In Vietnam, per legge, solo in ospedale, nel Sahara e tra i Masai, invece, in famiglia, con l'assistenza qualche volta di ostetriche ma in genere dei mariti. E così in India, nelle acque del Gange, in Siberia, a 50 gradi sottozero, senza medici, mentre in Giappone un medico c'è, però sostiene solo le leggi di natura rifiutando interventi che possano esserle estranei...
Tutto dal vero, a contatto con gente vera e nei luoghi veri, nell'arco di 48 ore attorno a quella data del 29 marzo 2006 in cui quasi in tutto il mondo si poté assistere ad un'eclisse totale di sole. Il regista, che il suo testo ovviamente se l'è scritto nel corso delle sue peregrinazioni mettendovi al centro sempre e dovunque una nascita, passa con rapidità da un episodio all'altro qua enunciandone i preparativi, secondo le varie usanze, là facendoci assistere da vicino al momento magico del primo grido, con i papà attorno e gli amici, accompagnandolo con musiche e anche canzoni che infittiscono, ma sempre con misura, la colonna sonora. Mentre, nell'edizione italiana, si ascolta il commento parlato detto da Isabella Ferrari con partecipazione non di rado commossa.
Non tutto è ordinato, il continuo trascorrere da un episodio all'altro, mutando in fretta luoghi e situazioni, non aiuta a percepire fino in fondo il vero clima cui il film vuole ispirarsi e cioè il mistero eternamente rinnovato delle nascite, sotto tutti i cieli. Ma certe suggestioni si colgono e specie là dove gli eventi sono più curiosi - il parto in piscina tra i delfini, ad esempio - non è difficile farsi convincere e aderire. Anche se, con un tema simile, il cinema avrebbe potuto darci molto di più.

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