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Gli inglesi ci vedono ancora con gli occhi di Barzini jr


Scriveva così, 45 anni fa, Luigi Barzini jr. in «Italiani», figlio di Luigi senior, famoso giornalista, assunto nel 1931 dal Corriere della Sera, inviato speciale all'estero fino al 1940 ma anche esponente del Pli. Il libro fu scritto in inglese ed uscì prima in Gran Bretagna e Stati Uniti e poi in Italia.
«Non è mai uscito di stampa in lingua inglese - afferma con un pizzico d'orgoglio Ludina Barzini, figlia del grande inviato - ed è sempre rimasto il libro di riferimento sull'Italia e sugli italiani, perché per tutto il mondo che parla inglese siamo proprio così».
Stesso successo anche in Italia?
«Da noi è stato ristampato nel '97 ed essendo esaurito è stato ristampato a fine 2008».
Molto noto negli Usa?
«Lo è stato a suo tempo, basti pensare che negli Usa è rimasto nella lista dei best seller per oltre un anno e mezzo, cosa che per un libro di un autore italiano è un "unicum"».
Barzini punta l'attenzione, nella prefazione per l'edizione italiana, sui «particolari distintivi, quelli che fanno di un certo Paese ciò che è e nessun altro». Ancora sulla cresta dell'onda a distanza di mezzo secolo...Non siamo cambiati?
«No, direi proprio di no, a parte alcuni capitoli. Penso, per esempio, a quello riservato alle donne: certo è arrivato il divorzio, la donna si laurea, lavora, fa carriera, sono cambiati i comportamenti fuori e dentro la famiglia. Per il resto, mio padre scavava nella storia, cercando i filoni che vengono da lontano e che sono però costanti di un modo di essere di un Paese e della sua gente. Lui racconta il "dna" degli italiani, quello che ci fa essere sempre gli stessi, come stampati in un certo modo».
Un ritratto talora impietoso?
«Qualcuno lo accusò di lavare i panni sporchi all'estero, invece nel libro c'è il grande amore per il suo Paese, è il suo modo era quello di parlare agli altri per dire indirettamente agli stessi italiani quello che pensava».
Capacità di osservazione o profonda conoscenza?
«Dopo la laurea in Usa, lui trascorse cinque anni in Italia e cominciò a conoscere in profondità il suo Paese e a fare paragoni con l'America: vedeva cose bizzarre, incomprensibili, che lo sorprendevano e così cominciò le sue inchieste per scavare e capire perché l'Italia e gli italiani avessero tante qualità ma anche tanti difetti, perché nel Belpaese è vero tutto e il contrario di tutto. Io sto scrivendo la sua biografia ed ho scoperto, tra le tante carte e gli innumerevoli articoli, che lui scrisse il libro dopo aver fatto tanta cronaca e, cioè, dopo aver fatto inchieste su scuola, Mezzogiorno, burocrazia, attività parlamentare... Insomma, lui aveva una curiosità perenne e il pallino di voler approfondire per poter capire».
Notizie non gossip, dunque?
«Mio nonno, Barzini sr, lo diceva anche al suo direttore che il gossip non è notizia».
Come dire, suo padre ha scoperto il dna degli italiani perché lui aveva il giornalismo nel dna?
«Come lui, a 14 anni, mi diceva che avevo le caratteristiche della giornalista, così mia nonna, scriveva al nonno: «Gibò (il diminutivo di Luigi jr, ndr) va malissimo a scuola ma sento in lui e percepisco la tua stessa anima e curiosità del giornalista». Ecco credo che chi fa questa professione abbia un tratto del carattere riconoscibile, non solo per la cuoriosità, ma per le piccole cose e, soprattutto per la passione».
La stessa che ha lei?
«Sì, certamente. Tanta passione in un mestiere che mi diverte, ogni giorno. E riconosco di essere una privilegiata», conclude la grande giornalista Ludina Barzini.

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