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A Berlino la denuncia sociale è protagonista

Lui (Gael Garcìa Bernal) è un esperto informatico e per affari va a Bangkok, lasciando la moglie (Michelle Williams), medico chirurgo, a New York con la figlia e la tata. Il regista sfiora temi scottanti, come il turismo sessuale e la pedofilia subita dai bambini orientali, usando un divertente dialogo tra baby prostitute che fanno una graduatoria dei propri clienti: tra i peggiori, italiani, tedeschi e giapponesi.
"L'affettività è un sentimento universale mai soddisfatto e condiviso da tutti - ha dichiarato ieri l'attore messicano che ha festeggiato 30 anni e 30 film, oltre alla nascita di una figlia -. Il film solleva l'enorme problema di come conciliare professione e vita privata: sempre più persone dedicano il loro tempo al lavoro più che alla famiglia, ma basterebbe viverle come due cose unite e non separate. In seguito alla nascita di mia figlia tutto è cambiato". Infine dal regista una riflessione realistica e sconcertante: "Se tutti i domestici e le tate di Manhattan improvvisamente lasciassero la città, New York andrebbe a rotoli".
Oltre al film "Gigante", opera prima dell'argentino Adriàn Biniez, è stato presentato ieri "Rage" dell'inglese Sally Potter che punta il dito contro lo sfruttamento della bellezza da parte del mondo della moda occidentale. Potter non ha però convinto la stampa: molti giornalisti, dopo aver sopportato una lunghissima fila per entrare, a metà film sono fuggiti. Esagerata un'ora e mezza di riprese, in piano americano, su 14 personaggi che si confessano ad un misterioso interlocutore di nome Michelangelo, in una sorta di confessionale del Grande Fratello. Tra i protagonisti Jude Law (che, assente, ha penalizzato la Berlinale con un ennesimo forfait) nell'inedito ruolo di Mix, modella trans dalla bellezza inquietante; Judi Dench, Steve Buscemi e Dianne Wiest.

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