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Eluana, tradita dal silenzio di artisti e intellettuali

Eluana, tradita dal silenzio di artisti e intellettuali

San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello evoca l'antico cavaliere che libera la dama

E la parola tu. Ne parlano in tanti, ma gli artisti? Tranne qualche intervento del sottoscritto, di Bergonzoni appena insignito del premio Ubu, dei romanzieri Tamaro e Doninelli Doninelli o sul lato opposto (a favore dell'uccisione di Eluana) i Saviano (se lo consideriamo scrittore), la Rame, la De Monticelli, Ceronetti (ma con una poesia di rara bruttezza), ecco, dove sono gli altri? Intendo: dove sono gli artisti, coloro che in una società dovrebbero trattare di fronte alla gente i grandi temi o le grandi questioni della vita? Dove se ne stanno rintanati, in quali circoli o artefiere o club o gang? Non si espongono per opportunità politica? O perché non hanno niente da dire?

Qualcuno obietterà: ma noi di queste cose, in gioco nella vicenda Eluana, come il senso del morire o la paura del dolore, o il vivere il senso del dono, insomma di queste cose, parliamo sempre. E dunque non c'è bisogno di intervenire come poeti, o artisti. Ma se ne parlate sempre, allora riprendo, è proprio ora che si dovrebbe sentire di più la vostra voce, più di quella di giudici e di giornalisti. Dovrebbe proprio ora, che le coscienza si sono accese e si dibattono tra mille finzioni, tra mille giochi orrendi sul corpo di questa povera ragazza, ecco proprio ora si dovrebbero sentire, e farsi più estreme, differenti da tutte le altre. Invece niente, o quasi. Ho scritto, oltre ad alcuni articoli, un monologo in versi su questa faccenda.

Il 9 febbraio, dopo esser stato dato qui a Roma in dicembre in una versione per la tv, debutta a Milano, prodotto da Scienza e Vita ed Elsinor. L'attore Andrea Soffiantini, il medesimo che girò l'Italia con il Factum est di Giovanni Testori, porterà in scena un uomo delle pulizie, e la sua voce libera e dura. E immagonita d'amore. Perché qui si tratta, in questa enorme stanza di cura, in cui ci han fatto entrare a forza per assistere a un'agonia procurata, di avere senso del limite e senso dell'infinito. E chi, meglio degli artisti possono provare a balbettare ancora in questa patria o expatria, extutto, ex lingua, qualcosa che somigli alle parole elementari della vita, che ovunque vengono vilipese o strappate e abbuiate in chiacchiere ciniche e violente. Come uscirà la parola morte da questa vicenda? E come ne uscirà la parola vita? E figlia? E dolore, e pietà?

Gli intellettuali che vogliono eliminare Eluana (e che fanno gli schizzinosi, fanno le moine, come Sofri se gli ricordi questo puro dato di realtà) per giustificare la loro astratta e violenta posizione (e Pasolini intuì che l'astrazione sarebbe stato il virus della nostra epoca) hanno dovuto censurare parole, usare eufemismi, giri di termini. E a furia di togliere vita e corpo alle parole in nome dei loro principi astratti e fasulli, arriveranno a togliere l'acqua reale a una donna. Io li chiamo correi di una morte. Li chiama così il mio uomo delle pulizie che va in scena a Milano, contro il silenzio degli artisti e il tradimento degli intellettuali.

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