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Capire l'umanità è facile studiandola al supermercato

Non solo sociologi, psicologi (con le loro infinite sfumature) ma anche operatori media, impiegati del catasto, consulenti bancari, archittetti d'interni, taxisti, conducenti d'autobus, vigili urbani, in pratica, tutta la gente che lavora a contatto con la gente. Ma che bello sarebbe se per ognuna di queste categorie ci fosse un libro oppure un blog d'appartenenza dove i lavoratori hanno la possibilità di esprimersi, confrontarsi, sfogare le frustrazioni, elucubrare teorie per migliorare il proprio lavoro. Tutto questo esiste già, per una categoria «insospettabile». Caso editoriale in Francia, in cima alla classifica dei best seller (100 mila copie vendute in sei mesi) arriva ora tradotto in Italia «Le tribolazioni di una cassiera» (Les Tribulations d'une caissière) di Anna Sam (Ed. Corbaccio). Non è un esperimento fighetto di una scrittrice che si traveste da cassiera per un pò e poi scrive il libro sulla sua esperienza. Anna Sam, ragazzona ventottenne di Rennes, laurea in lettere più master in letteratura specializzata, è stata davvero cassiera in un magazzino della grande distribuzione per otto lunghi anni. Poi s'è licenziata, ha aperto un blog caissierenofutur.overblog.com e ha scritto un libro comi-tragico della serie «anche le cassiere sono animali pensanti oltre che signorine bip-bip (è il suono emesso dalla cassa quando si passano allo scanner i diversi articoli)».
Il boom del suo libro: come se lo spiega signorina Sam?
«Perchè, in fondo, siamo tutti clienti e quasi in ogni famiglia c'è una cassiera parente o amica. Il blog ha attirato l'attenzione dei media, il libro è uscito verso giugno proprio in concomitanza con uno sciopero nazionale delle cassiere che in Francia ha fatto molto rumore».
Perchè scioperavano?
«Per le condizioni di lavoro, il salario, il week end ecc. Non è cambiato niente, comunque. Sempre 30 ore di lavoro settimanale, planning settimanali disumani e 900 euro mensili».
Lei in patria è diventata la paladina delle cassiere e dei loro diritti. Addirittura fa conferenze in loro supporto con i manager della grande distribuzione...
«Ho cominciato a fare la cassiera per pagarmi gli studi poi mi sono laureata e siccome non trovavo altro ho continuato. In Francia è la sorte di molti giovani. Quando mi sono ribellata? Quando ho sentito una cliente-mamma dire alla figlia di studiare sennò faceva la mia fine. "Come è possibile?" Mi sono detta. È pur vero che la gente nel curriculum vitae tende a nascondere i trascorsi da cassiera/e».
La cassa è un osservatorio privilegiato di varia umanità...
«Permette di comprendere lo spaccato sociale, le manie, le furbizie, le maleducazioni... Una lezione di umiltà e saggezza perchè ci fa capire che siamo tutti nella stessa barca».
Molto divertenti le varie tipologie del cliente di preservativi..
«I timidi, pieni di sensi di colpa, che nascondono le scatole sotto a tutti gli altri acquisti e poi gli sboroni, occhi pieni di testosterone, che ostentano le confezioni di profilattici taglia XXL. Un vero show anche perchè non comprono altro. Al massimo un gel lubrificante per le parti intime».
Un episodio che l'ha commossa?
«Una ragazza universitaria molto dimessa che con i soldi contati aveva acquistato poche cosucce: due mele, una scatoletta di tonno, i sottaceti. Poi nella borsa aveva nascosto una cioccolata. Poverina non aveva un euro e 50 per comprarla! È stato molto triste ma ho dovuto levargliela. È il regolamento».
Il suo libro è ironico, graffiante, acuto, divertente e intelligente. È nata una scrittrice? Oppure un'esperta di gestione del personale e relazioni umane nella grande distribuzione?
«Non nascondo che ho intenzione di continuare a scrivere e che ho in preparazione un altro libro sempre legato al mondo dei supermercati. Comunque è già tanto se, grazie a me, le cassiere saranno in futuro più trattate da esseri umani. E che nessuno le apostrofi più dicendo: "È aperta?" Come se fosse un tutt'uno con la cassa».

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