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«Questa mostra non s'ha da fare», tocca dire scomodando ...

E se ne potrebbero ottenere altri dagli sponsor. Ma l'evento destinato a levare un po' di polvere alla Accademia di Belle Arti di Roma, gloriosa istituzione in cerca di visibilità, sta soffocando, stritolato dal disaccordo dei vertici. E rischia il funerale. Perché i denari stanziati dalla Regione devono spendersi entro settembre 2009, sennò andranno perduti. E, nelle attuali secche del progetto, è assai probabile che finirà così.
Ma raccontiamola bene, questa storia italiana. La mostra della discordia si dovrebbe intitolare «Scuole Romane. Maestri dell'Accademia di Belle Arti di Roma, 1874-1974». L'ideatore è stato il precedente direttore dell'istituto, Gaetano Castelli (il mago delle scenografie Rai) con il sostegno dell'allora presidente Gianfranco Imperatori, il segretario generale di Civita. Nella loro mente l'esposizione doveva essere una carrellata distesa lungo cento anni. Per rivelare la qualità della didattica nell'Accademia. Dove in cattedra sono stati, solo per fare qualche nome: Galileo Chini, Duilio Cambellotti, Ferruccio Ferrazzi, Giulio Aristide Sartorio, Giuseppe Capogrossi, Renato Guttuso, Mino Maccari, Mario Mafai, Umberto Mastroianni, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Greco, Pericle Fazzini. Un modo insomma per rilanciare il famoso cenacolo di via Ripetta, tra i più antichi d'Italia, voluto nel XV secolo da Federico Zuccari.
Il progetto parte alla fine del 2006, Castelli nomina i quattro curatori dopo due delibere del Consiglio Accademico (Anna Maria Damigella, Tiziana D'Acchille, Gioia Mori, Gabriele Simongini, tutti storici dell'arte e docenti d'Accademia). I quattro si mettono al lavoro, individuano le opere da esporre, contattano per il prestito direttori di musei - la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e la Galleria Comunale, tra gli altri. Decolla anche il piano per il catalogo. E si dà mano ai saggi introduttivi.
Poi il quadro si scolora. Cambiano per scadenza di mandato presidente e direttore, subentrano nel primo ruolo Cesare Romiti e nel secondo Gerardo Lo Russo. Ma se Romiti sposa con entusiasmo il progetto e si adopera a far rinnovare i fondi in scadenza, il secondo si defila, e delega la vicedirettrice dell'Accademia, Claudia Alliata di Villafranca, a occuparsi della mostra. Romiti, da grande manager qual è, si adopera anche per trovare una sede prestigiosa all'esposizione delle 130 blasonate opere. E qui comincia la guerra dei veti di Lo Russo, che torna a ritagliarsi un ruolo di protagonista. Il Comune di Roma propone il Museo dell'Ara Pacis, a due passi dall'Accademia, ma l'ufficio di Direzione obietta che lo spazio non basta per contenere tutte le opere. Allora il Comune individua il Macro Future, al Mattatoio, ma alcuni locali non risultano climatizzati e quindi sono inadatti ad ospitare opere provenienti da musei. Romiti punta quindi sul Chiostro del Bramante, anzi si impegna a trovare sponsor per coprire le spese di impiego di questi spazi senza gravare sui fondi in dotazione alla mostra. Ma Lo Russo si oppone, insistendo sul Mattatoio. Un bisticcio di veti che si risolve con la decisione di Romiti di lasciare l'organizzazione della mostra al Direttore.
Che cosa succederà ora? Lo Russo, forse anche per i tempi stretti e per il timore di perdere una parte del finanziamento, ha deciso di stravolgere il progetto scientifico, non utilizzando, tra le opere selezionate, quelle successive al 1945. «Questo è il primo caso in Italia - dice Tiziana D'Acchille, una delle curatrici designate e ora revocata insieme a un altro collega - in cui una grande mostra ha i fondi ma rischia di saltare. O di essere dimezzata. Una scelta sbagliata, a mio avviso. Meglio sarebbe stato coprire gli interi cento anni, ridurre il numero delle opere da esporre, rinunciare a qualche prestito che veniva da città lontane con trasporti onerosi».
Contattato da Il Tempo per avere notizia della rassegna, il professor Lo Russo ha risposto: «Sto rivedendo il progetto in relazione ai fondi disponibili. Ed è tutto da vedere se la questione della mostra deve passare ancora per il Consiglio Accademico». No comment poi sulla revoca degli incarichi e sui suoi rapporti con Romiti.
Insomma, un'opportunità sprecata. Mandarla in porto, invece, avrebbe significato riaccendere i riflettori sull'Istituto di via Ripetta dove, peraltro, gli studenti iscritti sono passati dai 1800 di pochi anni fa ai 1100 attuali. La mostra poi poteva essere un evento importante per la nostra città. Intanto perché avrebbe acceso i riflettori sui capolavori di grandi artisti soprattutto romani. E poi perché avrebbe gettato nuova luce sulla meritoria attività di una istituzione capitolina spesso sottovalutata.
Chissà se qualche intervento risolutivo - del ministro Gelmini, dell'assessore Croppi (il suo entourage rivela che si è detto dispiaciuto del "tira e molla" relativo alla scelta della sede) - non sblocchi l'impasse. Altrimenti la vicenda sarebbe emblematica del caos in cui si trova tutta la scuola italiana - specie le Accademie e i Conservatori - capace di perdere anche le buone occasioni.

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