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Carlà, a sinistra solo un po'

Carlà, a sinistra solo un po'

Carla Bruni

{{IMG_SX}}E che è passata per «sciupamaschi», fosse Eric Clapton o Mick Jagger, Donald Trump o Vincent Perez, il filosofo Jean-Paul Enthoven o il di lui figliolo, Raphael. Carlà sulla poltrona bianca di «Che tempo che fa». Amabilmente provocata da Fabio Fazio, dopo aver sussurrato - chitarra e sgabello - due canzoni dal suo nuovo cd, rigorosamente benefico quanto ai proventi delle vendite. Negli studi Rai milanesi, a Corso Sempione, era arrivata in anticipo, all'ora di pranzo. In camerino girasoli, insalatina di pollo, frutta. Poi, trucco da sola e via, di fronte a Fazio, senza concordare le domande, dicono in Rai.

Alla première dame Fabio dà del tu, lei asseconda. Davanti alle telecamere è la prova provata che prudente è bello. «Da moglie del presidente devo stare attenta a quello che dico». Prudente anche il colore. Niente viola addosso, ma il nero, discreto, minimalista, esistenzialista. Dicono che la scelta dark rispecchi l'umore perché Michelle Obama, sfacciatamente in giallo, ha cominciato a rubarle la scena sul palcoscenico delle first lady. Carlà però accondiscende allo scoop di Raitre e indossa disinvolta, come fosse in passerella, l'abito del politicamente corretto. Sorride con misura, gesticola con misura, scuote i capelli, lisci e lucidi, con misura. Così, le frecce della Parietti («È una snob da salotto. Non ci chiederà scusa») le scivolano addosso.

La storia della cittadinanza italiana, prima di tutto. Mica la imbarazza, come disse quando il Cav definì Obama «abbronzato». «Da sei mesi ho la doppia nazionalità, per non avere quella italiana avrei dovuto chiederlo, e mi dispiaceva troppo», rimanda al mittente di Alba. E spiega: «Siamo popoli molto cugini, quasi fratelli, con identità molto forti». Quanto poi a Cesare Battisti, «mi calunnia chi dice che ho avuto un ruolo. Mai la moglie di un presidente potrebbe andare a parlare con un altro presidente». E poi con Sarkò, a cena, «parlo di politica, ma non mi intrometto mai». Già, l'identità. Sfumata quella politica di madame Bruni-Sarkozy. «Prima di sposarmi ero più di sinistra. Però non sono stata mai veramente una militante, ero più legata ai socialisti. E lui ora nel governo ha tre ministri socialisti».

Fazio fa il suo mestiere, insiste. «Mio marito non mi considera di sinistra, dice che sono molto più complessa. Per me essere di sinistra vuol dire tenere conto delle grandi ingiustizie altrui senza viverle». Nicholas, partito opposto, è il nuovo. Come Barack alla Casa Bianca. «Evento fantastico». Da paragonare perciò all'irresistibile ascesa di Sarkozy: «La Francia ha sempre avuto presidenti francesi. Mio marito è di origini ungheresi. E adesso, poverino, ha sposato un'italiana».

Già, il matrimonio. Il due febbraio il primo anniversario. «La luna di miele non è ancora finita, ci prenderemo altri venti minuti per noi. Festeggeremo da soli, lui ha tanto lavoro e la sera non abbiamo voglia di ballare». Sarà pure il compleanno di monsieur le president. «Gli regalerò una lettera autografa, magari di De Gaulle. Le colleziona». Perfetta così.

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