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Proviamo a fare la Storia con i ricordi della gente comune

Ora, quando si analizzano fatti storico militari, non solo dal punto di vista bellico, ma anche ricostruendo gli aspetti umani e comportamentali, non ci si può limitare al solo recupero di fonti «ufficiali». Esiste invero una memorialistica preziosissima se non indispensabile ed è soprattutto quella della cosiddetta "gente comune", ovvero di quella straordinaria galassia di anime normali che non hanno scritto romanzi, non hanno lasciato diari, non hanno fatto della loro esperienza una bandiera per una (pur ammirevole) immagine pubblica. Si tratta di uomini che nell'anonimato hanno serbato ricordi schietti ed onesti come il dolore sa lasciare.

Gente che non ha bisogno di dimostrare nulla e in cui non c'è alcuna mediazione intellettualistica. Di questi "reperti" siamo tutti ricchissimi, ma spesso senza saperlo, perciò ci si affida con fede quasi dogmatica ad una documentaristica facilmente confutabile, a seconda degli archivi. Ad esempio le più recenti ricerche di Giorgio Scotoni che attinge direttamente ai documenti ritrovati negli archivi russi, oggi finalmente disponibili, accusano le azioni tedesche, a causa delle quali la ritirata italiana fu più dura. e offre un'immagine degli nostri in Russia più coerente con quella custodita nelle semplici memorie dei reduci.

 

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