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Citati e il "vizio assurdo" di aspirare all'infinito

L'infinito che diviene da aspirazione a malattia è uno stemma in fronte all'epoca che ci stiamo forse lasciando alle spalle e che getta la sua ombra, fantastica e tremenda, sul cammino che ci aspetta. Citati meglio di tanti altri analisti dell'epoca - lettori di cifre o di carte geopolitiche - ci offre una chiave di interpretazione.

Che forse sgomenta, lasciandoci nudi. Il Novecento ha desiderato con tutte queste voci stabilire un nesso tra la finitudine che siamo e l'infinito che ci chiama. Ma tale nesso invece che abbraccio o viaggio si è mutato in un tormento. Eppure, in quest'alba livida in cui pare che ogni segno dell'infinito - la morte, stessa, o l'inizio misterioso del vivente o il desiderio dell'amore illimitato - sembra vissuto come un fastidio, ecco, queste pagine di "malattia" possono essere come vaccino: germe che combatte il proprio male.

 

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